Delitto e castigo in cameretta

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Raskol’nikov ha ucciso la vecchia. È braccato. Non so se riuscirà a nascondersi.

Trattengo il fiato prima di voltare pagina.

Questa giornata l’ho trascorsa quasi tutta nella mia camera. Accanto al letto ho posizionato una scrivania antica, appartenuta al mio nonno materno. Una scrivania che lui stesso aveva ereditato da chissà quale avo.

Ho scoperto che questa stanza mi accoglie come fossi una ragazzina che ha tutto vicino: il suo letto, il suo armadio, la sua scrivania per studiare.

Per capire le cose occorre il giusto luogo.

Luce bassissima puntata sul libro e sono ritornata scolara, quando in cucina c’erano i grandi e io me ne stavo da sola, lontana da elettrodomestici, fornelli e tv che a differenza di allora, oggi mi riguardano strettamente.

In questa domenica di zona rossa mi sono ritagliata uno spazio. C’è un po’ di disordine è vero, perché tutto sta stretto in questa stanza da letto. Ma ritornando ad abitudini da ragazzina ho ritrovato la mia concentrazione perduta, l’attenzione che questa pandemia mi aveva rubato. Del resto nella casa il mio luogo dedicato alla lettura è sempre stato la camera da letto. Sia a scuola che all’università.

Non so se continuerà anche domani.

Domani è lunedì e ci saranno meno vuoti da riempire.Nei momenti di noia però starò qui. I miei figli hanno già guardato curiosi, pregustando il momento in cui mi ruberanno il posto.

Intanto ho preso un attimo di fiato prima di capire se Raskol’nikov ce la farà. Aspetto un po’ prima di voltare pagina.

La miseria trasforma, cosi la sua mitezza infantile è divenuta spietatezza. È ormai un assassino plurimo, e chissà cosa gli riserverà la sorte. Due uomini bussano alla porta in cui lui è nascosto, in compagnia di due cadaveri. Le sue scarpe di certo sono sporche di sangue. Sotto il cappotto nasconde un’accetta e una disperazione che lo rende altro da se. Non ancora lo considero colpevole, nonostante le sue mani siano macchiate di sangue.

Dostoevskij lo dipinge così. E non lo odio per quello che ha fatto. Nel raccontare il male ci sono molte sfumature. Premeditazione certo che c’è. La disperazione è sommersa. La speranza svanita. L’impeto alla buona azione ritratto.

Raskol’nikov in questa fase è ancora una vittima, nonostante abbia già ucciso. Forse perché gli manca l’elaborazione, la consapevolezza…e nella inconsapevolezza, si sa, molte cose vengono perdonate.

Temo che continui così. Temo che questa massa di disperati che popola Pietroburgo, queste anime perse figlie della riforma contadina che aveva liberato milioni di servi, confonda il lettore nelle sue categorie di giudizio.

Le bettole in cui mangiano e si ubriacano, gli spazi angusti in cui si confessano, sono uno spaccato triste, dalle cui pagine si sente tutto l’odore.

Raskol’nikov è nascosto senza fiato dietro la porta della vecchia usuraia, e io poggio il libro sulla scrivania.Questa parte voglio gustarmela più tardi, in pigiama, quel pigiama che questa mattina mi ha donato tranquillità e coraggio.Solo ieri la lettura di queste pagine grevi mi angosciava.

Buona serata a voi.

Per compensazione ora un bel film di Natale…