Amabili patriarchi

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Cosa accumuna gli uomini e le donne di QAnon, i Proud Boys e il #Sanpa di Muccioli?

C’è qualcosa che tiene insieme questi temi che da giorni occupano ampia parte del dibattito pubblico e che di fatto sono del tutto estranei tra loro? 

Si, una cosa in comune ci sarebbe: la vecchia figura del patriarca che ritorna. Quella antichissima figura dell’uomo forte che compone, scompone e reinventa la realtà, e che offre un universo simbolico di valori rassicuranti, così tanto necessari all’uomo, da consentire ad alcuni ragazzi fragili italiani di ritrovare la strada di una buona casa interiore, e ad altri più o meno giovani esaltati americani di occupare nientepopodimeno che il Congresso americano.

Il patriarcato dunque. Quel sistema sociale che da secoli attribuisce al maschio autorità e potere, sia in campo familiare che politico, e che consegna al primogenito, per nascita, lo scettro di un comando che non tarderà ad esercitare, se non altro in ambito domestico.

Patriarca è Trump, che è riuscito a colonizzare l’immaginario di milioni di persone, complice una infodemia che lui per primo è stato abilissimo nell’alimentare e nel produrre. Il riferimento è alle fake-news che hanno avvelenato il mondo e spinto il sistema dell’informazione a professionalizzare ulteriormente il suo mestiere, a garanzia della preziosissima verità dei fatti.

E patriarca è stato definito anche Muccioli, padre-padrone di San Patrignano: un regno di emarginati in cui per qualche decennio ha comandato e salvato migliaia di ragazzi. 

Muccioli e le catene, Muccioli e l’amore, Muccioli e una vita intera dedicata alla causa delle tossicodipendenze, tra luci e ombre, come recita la docu-serie che ne racconta la genesi.

Trump che riesce a far credere l’incredibile a gente apparentemente dotata di buon senso. 

Muccioli che moltissimi ragazzi hanno ringraziato per leggi severe, schiaffi, castighi e limitazioni.

Unirli sotto il comune ombrello del patriarcato è un’argomentazione passibile di contestazioni in ognuna delle sue parti, perché tra i due uomini, a parte forse una gigantesca personalità che li accomuna, le differenze sono totali.

Eppure quella precipua caratteristica che spinge a definirli patriarchi, indica un leitmotiv stimolante. Taluni aderiscono ad un modello grazie ad una visione che il patriarca sa comunicare, influenzando e confortando le menti. Se è vero che la pancia, sede degli istinti primari e forse inconsci, può essere suggestionata da qualcosa, di certo lo è da un bravo patriarca. Un capofamiglia che evoca nostalgia e disponibilità ad aderire ad uno standard preconfezionato per chi ascolta.

Il rimpianto dell’uomo forte dunque esiste, ed è capace di spingere alcuni ad un’azione violenta e altri a consegnare le chiavi delle proprie vite.

Cosa fa di un uomo un patriarca? Quali aggettivi gli si addicono? E come si fa a diventarlo? È un tratto innato o indotto? E poi, oltre a Trump, anche Biden lo è? E se non lo è, perché? Cosa gli manca? Al patriarca è più facile consegnare le proprie vite che non a una donna? A cosa si è disposti a rinunciare, a credere, pur di affidarsi all’uomo forte di cui moltissimi (non solo noi italiani vecchi innamorati di Mussolini, ma anche a quanto pare gli americani) sentono una nostalgia immensa?

Certamente non è solo quello. C’è il lavoro, l’economia, la devianza, la criminalità, il mercato, le periferie, la lotta all’establishment, i misteriosi poteri forti. Ma questo minuscolo dettaglio che tiene insieme i due leader muscolari di cui si parla oggi, contiene un piccolissimo elemento di riflessione.  

Come se ci fosse una necessità primitiva che spinge ad affidarsi al buon padre, incassando botte e menzogne.

Il padre forte serve a tutti. Chissà se quanto, o meno, della madre.

Guardando all’affezione al maschile e al femminile, si otterrebbe una chiave per leggere il tempo che passa, perché i secoli possono essere osservati anche attraverso i valori dominanti dei generi che li hanno permeati: il maschile e il femminile. 

Il fascismo? Maschile. Gli anni 70? Femminili. La resistenza partigiana? Di pari genere.

Un gioco, certo, le cui risposte sarebbero difformi, perché del tutto soggettive e personali. 

Ma se davvero esiste nostalgia del patriarca, qualcosa della sua figura carismatica andrebbe riconsiderata e annessa ad un sistema di valori finalmente positivo. Iniziando a privarla dei super poteri, tanto per iniziare.

La storia del mondo non è in equilibrio. Probabilmente anche per ciò che è stato demonizzato andrebbe ripensato un posto. Un posto nuovo finalmente libero da prepotenze e dogmi.

Sul bisogno ancestrale del padre forte, intollerante, guerriero e benefico c’è ancora molto da dire. Ma già che il bisogno c’è, meglio sarebbe reinventarlo.

E a proposito del giochino, che momento storico è il nostro? Maschile o femminile?