L’isola che non c’è

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di Maria Grazia Napolitano

La storia di San Patrignano è emblematica. 

Presumo che sia nata, come comune, sotto la spinta dello spirito rivoluzionario dei giovani degli anni 60, i figli dei fiori, gli hippies, un movimento che potremmo definire simbolico e spirituale al tempo stesso e che investì la vita dell’intero pianeta al coro “Fate l’amore non fate la guerra”.

Il mondo era appena uscito dalla seconda guerra mondiale e la coscienza dell’Umanità era profondamente scossa dall’orrore dell’olocausto, lo sterminio degli Ebrei, e dalle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki.

La Ragione dei Padri era uscita fuori di senno e grandi pensatori come Fromm, Marcuse, Laing, Sartre, illuminarono le coscienze. 

Fu la più grande rivoluzione planetaria che la storia ricordi, una rivoluzione senza armi e senza sangue, che vide entrare in scena i giovani, ragazze e ragazzi figli del dopoguerra, che attaccarono lo strapotere dei Padri nelle famiglie e nelle istituzioni civili e religiose.

La famiglia entrò in crisi e con lei l’ordine sociale. 

Il lutto del Padre fu per la gran parte dei giovani l’occasione giusta, il vuoto simbolico necessario per dar vita ad un ordine di senso differente. 

Ma per altri quel vuoto di senso venne occupato dalla droga, dall’alcool, da chimere di natura chimica.

Fu questa deriva ad allarmare le coscienze di nuovi padri che, sensibili al grido di dolore di queste creature allo sbando, entrarono in scena per offrire loro l’amore di un nuovo ordine di famiglia, la famiglia che si genera in una comune che si raccoglie intorno allo spirito d’amore del padre che chiede in cambio lavoro e disciplina per garantirne la rinascita umana.

San Patrignano divenne un punto di riferimento nazionale e a fare da richiamo era la presenza di un padre che offriva amore e sicurezza non solo ai giovani persi, ma anche alle loro famiglie.

C’era nell’orizzonte la promessa dell’isola che non c’è.

La lotta che Muccioli ingaggiò passò pure per il corpo dei giovani, ma mirava a silenziare la sirena della droga.

Una sirena che richiamava costantemente e invitava a cercare l’elisir della vita. 

Contro questa sirena non c’erano misure di contenimento che bastassero.

Ho visto questi padri di nuova specie prendere per mano e accogliere nelle loro case questi “figli smarriti”, a costo di perdere anche la vita propria per dar loro una casa, una famiglia e perfino una città nuova. 

Muccioli fece le cose in grande, aiutato dallo spirito mecenate del tempo, ma la lotta che aveva ingaggiato con la droga lo portò ad uscire dai binari della morale comune e soprattutto della legge.

Si macchiò di sangue e lacerò la bolla generata giorno dopo giorno dal sogno dell’isola che non c’è.

Una Madre avrebbe agito la misericordia alla stessa maniera? Come avrebbe agito una Madre e perché il suo ordine di senso non fu mai interrogato?

Madre Natura ha investito sulla coppia per permettere alla nostra specie (e non solo) di avere un successo evolutivo e le creature che nascono dalla coppia trovano a loro disposizione il modo di concepire la realtà che incarna la Madre e il modo di concepire la realtà che incarna il Padre.

Queste diverse concezioni della realtà appaiono a quelle bambine e a quei bambini come modi essere a cui si conformano o da cui divergono via via che crescono fino a centrarsi in sé hstessi quando arrivano a percepire e perfino a mettere al mondo ciò che sono.

La nostra specie guadagna il suo divenire attraverso un lungo percorso che sembra non trovare mai fine perché sempre più elementi legati alle esperienze che viviamo e ai saperi che acquisiamo s’intrecciano in noi rendendoci complessi.

La complessità raggiunta dalla nostra specie sembra ora non trovare più nell’ordine esistente, l’ordine del Padre, il sistema che può fargli da specchio e sempre più crisi dell’Umanità sembrano spingere verso un salto quantico di natura ontologica e simbolica che si avvalga delle competenze simboliche e spirituali dell’Ordine dei Padre e dell’Ordine della Madre.

Le competenze che la Vita, Madre Natura, ci chiede di investire in questo salto quantico di specie, sono le competenze innate inscritte geneticamente nei corpi femminili e maschili.

Io non escludo che il cristianesimo, con i suoi epigoni della nascita morte e resurrezione del figlio divino risponda già alla domanda di complessità che la Natura chiede al corpo maschile e che forse per noi rimangono ancora un Mistero.

E, tenendo conto che Madre Natura spinge nella stessa direzione della complessità il corpo femminile, possiamo pensare che siamo nel pieno dell’opera in corso di ristrutturazione della nostra specie.

Ma per accedere a questo ordine di visione abbiamo intanto da dilatare lo sguardo o, come titolava un bel film, da andare oltre la siepe.

15 gennaio 2021