Carmen Biccari

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Il piccolo negozio di Carmen Biccari, si trova su Corso Garibaldi. Non è facile notarlo al primo sguardo perché, come tutte le cose insolite, risulta difficile da riconoscere.

Potrebbe sembrare una sartoria, un laboratorio, uno spazio che vende usato e propone Swap party. E invece La Piece Fashion di corso Garibaldi è l’unico punto vintage della città di Foggia, uno spazio colmo di tessuti, fiocchi e merletti, un tempo appartenuti ad importanti capi ora di magazzino, che grazie alle sapienti mani della proprietaria, saranno presto trasformati in qualcos’altro.

E un luogo volutamente piccolo, perché piccoli sono i negozi vintage che Carmen Biccari ha visitato a Tokio, suo luogo di ispirazione. Eppure in quei pochi metri quadri in centro, pieni di abiti speciali e cappelli rivisitati, trovano spazio parole importanti come l’ecologia ed il recupero, il singolare, la creatività e la trasformazione, oltre ad una simbolica lotta contro il dogma della “nuova stagione”, che archivia rapidamente quella precedente.

Una simbolica lotta che incontrerebbe il favore di Calvino, che con la Città Invisibile di Leonia, ci racconta di una metropoli ossessionata dal consumismo, tanto da vivere tra cose nuove di zecca, circondata però da montagne di rifiuti che nessuno sa come smaltire.

La storia di Carmen è quella di una commerciante che, dopo aver venduto grandi marchi, in un negozio prestigioso della città (quel vecchio e caro Sb di corso Cairoli), ha sentito il bisogno di ricominciare dalla reinvenzione e dal recupero di merce che detestava consegnare agli stockisti. 

Naturalmente la crisi che ha investito molti degli esercizi di lusso, ha avuto un ruolo determinante nel cambiare le cose. Ma si può ricominciare in tanti modi, e quello di Carmen è un modo che ci piace, perché in linea con la tradizione, la storia economica di un pezzo del territorio, la reinvenzione di sé stessi e della merce, il riciclo, la voglia di fare da sé in età adulta partendo dal piccolo e dall’amore per le cose. Un amore che per quanto non renda ricchi, rende il luogo di lavoro un angolo di evasione dal mondo e di pacificazione con i propri desideri, che a volte restano nascosti, aspettando un momento buono per manifestarsi. 

Potremmo citare Serge Latouche parlare di decrescita felice? Si, forse potremmo. Ma lasciamo parlare lei, Carmen Biccari, per spiegare il piacere che le dà fare questo lavoro.

Che posto è il tuo negozio, Carmen?

È un negozio vintage, di recupero e trasformazione: un laboratorio, così come ho imparato guardando ad Antonio Marras, il mio stilista di riferimento che, ad Alghero, acquistava dai mercatini e trasformava.

Già da bambina soffrivo ammirando le rimanenze. Pensa che il negozio Sb è nato nel 1969, e dopo 50 anni il nostro era un magazzino enorme. Così la domenica ci andavo, immaginando tutto quello che mi sarebbe piaciuto fare con quei vestiti. A volte urlavo di gioia di fronte a certi pezzi pazzeschi.

La mia prima volta è stato con un abito tarlato, che ho portato a casa, lavato, stirato, coprendo ogni tarlo con una margherita di seta e corallo.

Ho imparato a fare il ricamo e così realizzavo arazzi impiegando un tempo davvero lungo, a volte perfino 6 mesi.

Ti ha insegnato qualcuno a lavorare i tessuti?

Ho imparato da sola. Ma non amo la macchina da cucire. Qui da me è tutto cucito a mano.

Cosa c’è nel tuo negozio?

Ho ancora alcuni capi del magazzino di Sb. I miei sono prezzi abbastanza bassi. All’inizio bassissimi: mi gratificava il semplice fatto che qualcuno lo apprezzasse tanto da acquistarlo.

Ho anche l’outlet del negozio di mia madre, quello storico in via Tugini. Dispongo inoltre di abiti caratterizzati da cattiva vestibilità che io apro e ricucio del tutto, aggiungendo stoffe e ricami.

Inoltre qui da me è possibile portare quei capi che non si indossano più per motivi diversi. Io li reinvento completamente, li trasformo, ne faccio altro.

Mi guardo intorno e vedo vestiti originali, diversi da quelli solitamente di moda. Bisogna essere anticonformisti per vestire da te…

Beh si, serve personalità, capacità di vedere oltre lo status.

Da me viene chi apprezza la creatività e chi spesso questo tipo di lavori li fa già a casa sua, da solo.

Si tratta di un’attività che valorizza un’arte antica, tipicamente femminile. A volte alcune clienti sono gioiose nel vedere cosa sono riuscita a realizzare.

Non solo vintage, ma reinvenzione del vintage, dunque. Hai tutti pezzi unici?

Beh si, pezzi unici. Io prendo il vintage e gli ridò vita.

È possibile trovare anche abiti da cerimonia?

Si, certamente non la scelta di cui si dispone in un negozio, ma qualcosina si.

Dopo gli anni dell’alta moda con Sb, stai scrivendo una pagina nuova?

Reinventare il vintage è la sola cosa che mi ha restituito passione per il lavoro.

Non sono riuscita a reggere la crisi, è vero. E una volta in cima, non potevo fare altro che scendere. Mi entusiasma però poter essere dall’altra parte: anni fa, alle sfilate ero quella che guardava cosa gli altri avevano realizzato. Ora sono io quella che realizza e mette in mostra.

Eppure in città il vintage non viene molto compreso.

Purtroppo non ancora, perché si giudica con categorie vecchie. Molti pensano che io qui abbia roba usata. E un dato che riguarda tutto il sud, dove c’è maggiore interesse per lo status e i capi che lo rappresentano.

Le cose cambieranno?

No, non credo. So solo che io non posso fare altro.

Riguardo la filosofia che sta dietro la tua scelta?

Amo il recupero e il riciclo. Non è possibile buttare via l’argento per la plastica: ed è quello che accade oggi. La merce di una volta è di qualità. Per trovare la qualità oggi, invece, occorre spendere moltissimo. 

Nella crisi e chiusura di negozi come il mio, hanno avuto una grossa responsabilità le aziende dei marchi del lusso. Anzitutto non hanno mai fatto differenza tra un negozio di provincia e uno di Milano, nella richiesta della cifra minima da spendere per poter essere loro cliente, come se lo smaltimento e la clientela potessero essere uguali. E poi, dopo averti fatto esporre economicamente, con i magazzini pieni di merce, loro stessi, nei loro negozi, mettevano i saldi prima della data stabilita per legge.

Ci hanno messo in ginocchio, noi come tanti altri. E una cosa che oggi si ripercuote contro di loro.

Io, con la mia piccolissima attività, rispondo a tutto questo sistema economico accarezzando le buone stoffe ed i merletti, mentre lavoro costruendo per loro un futuro nuovo.

modesta raimondi