La manifestazione della Filiera della Cultura. Le richieste. Le risposte

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«Partiremo dal censimento, lo ha detto Di Cesare», Marco Maffei

La manifestazione

Per un paio di ore, lungo via Gramsci, una voce registrata proveniente da una cassa, ha elencato alcune delle professioni legate al mondo della cultura e dello spettacolo: artista della danza, musicista, fonico, operatore, ufficio stampa, sarto, macchinista, stage designer, rigger, costumista, facchino, attrezzista, maschera, suggeritore, siparista, scenotecnico, drammaturgo, performer, noleggiatore.

La voce le elencava e spiegava, come in un mantra, quali fossero le mansioni, le specificità, le competenze. Le abbiamo elencate anche noi (una piccola parte), e questa voce che scandiva la lunga fila di mestieri che la pandemia ha messo in ginocchio, era insieme una nenia ed un grido di aiuto. Era un modo per definirsi e ricordare: «Noi siamo qui, siamo tanti, siamo anche gli invisibili che pochi conoscono, quelli che garantiscono a voi spettatori di godere appieno di tutto ciò che il nostro meraviglioso mondo offre».

La manifestazione della Filiera della Cultura di Foggia, che si propone di diventare un faro a livello nazionale, è iniziata alle 10.30 sotto il Comune. Le richieste protocollate e indirizzate al dirigente Di Cesare e all’assessore alla Cultura Giuliani, chiedono «che il Comune effettui, entro trenta giorni, un censimento capillare di tutte le attività̀ già̀ operanti nel settore cultura, spettacolo e servizi connessi, che possano dimostrare la loro appartenenza alla filiera, indipendentemente dalla loro natura fiscale e con sede o residenza fiscale nella città di Foggia. Inclusi tutte le imprese, i lavoratori autonomi, i professionisti, le associazioni, i lavoratori intermittenti, i lavoratori a chiamata, le persone fisiche e anche chi ha dovuto sospendere la propria attività̀ professionale o imprenditoriale a causa del blocco pandemico». 

La seconda richiesta riguarda l’istituzione, entro i 15 giorni successivi all’ultimazione del censimento, di un tavolo permanente del settore «attraverso il quale si potrà̀ esaminare e trarre ispirazioni e modelli per la successiva attività̀ ordinaria e straordinaria dell’Ente nel campo della valorizzazione culturale».

Infine si chiede di studiare un modo «per sostenere economicamente, in modo diretto o indiretto, tutte le realtà̀ operanti nella cultura, nell’intrattenimento e nello spettacolo, incluse le attività̀ accessorie, che hanno ricevuto un danno a causa del blocco del comparto iniziato a marzo 2020 e tuttora attivo su tutto il pianeta. Il danno alla Filiera verrà̀ analizzato da marzo 2020 fino alla concessione degli aiuti, e il monitoraggio resterà̀ operativo fino alla cessazione dello stato di pandemia mondiale dichiarato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità». 

Modesta Raimondi e Marco Maffei

Al termine di una manifestazione in cui nessuno ha preso la parola e la voce comune è stata solo quella registrata, che ripeteva ossessivamente titoli e mestieri, una delegazione di tre operatori (Marco Maffei, Carmen Battiante e Salvatore Imperio), è stata ricevuta dal dirigente Di Cesare, «a cui è stato consegnato un documento di richieste e di intenti immediati di cui si attende approvazione ed attuazione».

In una nota i delegati scrivono: «Il passo in avanti importante compiuto oggi è stata la condivisione di una presa di coscienza, innanzitutto umana, sullo stato emergenziale di tutta la nostra filiera, oltre alla approvazione (al momento verbale) sulla sensatezza e sulla chiarezza delle proposte presentate, che lascia ben sperare in una alleanza di intenti fra il Comune e la nostra Filiera. Abbiamo l’opportunità di creare, insieme al nostro Comune, una suggestione costruttiva per l’Italia intera e sembra che, con l’impegno di tutti, possiamo farcela».

Affianco ai manifestanti, anche il parlamentare Antonio Tasso, che ha portato per la seconda volta il tema in aula e che a Stato Quotidiano ha detto: «Sono vicino alla filiera perché qui si tratta di una battaglia di giustizia sociale e di dignità di chi opera in questo campo e vede calpestati i suoi diritti, perché non vi è una puntuale ricognizione di tutti i lavoratori. È necessario fare un censimento che metta insieme tutti i lavoratori impegnati in questo ambito».

Un censimento che sarà il primo passo da compiere insieme al Comune, in base a quello che è stato detto durante l’incontro mattutino con i delegati. «Di Cesare sembra essersi impegnato in questo senso», spiega Maffei. «Ha recepito al livello umano il problema, ha avuto la percezione esatta dello stato di emergenza e ci ha garantito continuità in questo dialogo già iniziato tra noi e l’ente, anche se gli assetti istituzionali dovessero mutare. Ho riscontrato un’apertura emotiva ed umana nel dirigente, e questo mi fa ben sperare. Ha affermato che delle nostre tre richieste, partiremo dalla prima, il censimento».

Un censimento di mestieri che la voce registrata ha continuato ad elencare per tutta la mattina. E che accanto alla categoria, aspetta solo che siano posti i nomi e i cognomi dei lavoratori.