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Chi sono

Sono Modesta Raimondi e sin da bambina ho amato la scrittura.

Molto presto mi sono impadronita della macchina da scrivere di mio padre e dalle serate in solitaria nel suo studio, con le dita che battevano sui tasti, ho capito che è in questo gesto che la mia mente trova la sua più alta forma di concentrazione.

Gli studi classici e l’Università Alma mater di Bologna mi hanno spinto ad amare la letteratura, il cinema ed il teatro. Nelle aule di via Guerrazzi sono rimasta incantata di fronte a quella materia insegnata da Roberto Grandi che allora si chiamava Comunicazioni di Massa, ed ho scoperto nuove passioni che spaziavano dalla sociologia alla pubblicità, dall’antropologia alla sceneggiatura.

Ho studiato il genere femminile e le sue declinazioni comiche e drammatiche, con la mia tesi su “Franca Rame, il teatro al femminile”. Ho apprezzato l’impegno politico nell’arte e la possibilità di incidere sulla realtà incarnata dal suo teatro.

Il giornalismo mi aspettava a casa, quando, al ritorno dagli studi bolognesi, ho cominciato a lavorare in alcune testate locali.

Ho prestato il mio cuore e la mia penna all’assessorato ai Servizi sociali di Lucera. Ho dato il mio contributo all’Avis prendendo le redini del bimestrale di cui sono stata direttrice. Ho curato un giornale interno per una piccola azienda.

Amo il giornalismo come una seconda pelle. Mi piace imparare ed incontrare l’altro. Sono curiosa. Adoro scrivere, leggere ed ascoltare podcast. Mi entusiasma moderare gli incontri, condurre talk, presentare libri e progetti.

Ho fatto esperienze di addetto stampa e prestare la mia voce ad altri mi piace molto.

Mi appassiona ascoltare storie e divulgarle, far circolare idee, portare il mio contributo al dibattito comune. Trovo grande interesse nel registrare ciò che sta per nascere o già esiste, e poi dargli valore. Preferisco puntare l’accento sul lato positivo delle cose.

Si legge e si ascolta per saziare la fame di sapere.

Si scrive per essere letti.

Si lavora per soddisfare un mercato fatto di persone e dei loro bisogni.

Si vive per incontrare l’altro.

E in questo incontro con l’altro, io posso aiutarti, facendo il tuo addetto stampa.