“Gli Illegali” di Silvis. Foggia cede il posto a Napoli

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La presentazione all'auditorio Santa Chiara di Foggia. Con Piernicola Silvis, la giornalista Giovanna Greco

L’ultima fatica letteraria di Piernicola Silvis, “Gli Illegali”, ha cominciato il suo viaggio, e dopo l’esordio milanese, dove risiede la casa madre delle edizioni Sem, e già stata a Foggia e a Napoli, ed è oggi ritornata nel nord Italia.

«Perché la vita di un uomo dello Sco sia rispondente al vero, è necessario che egli si sposti da una città all’altra», ha detto Silvis lo scorso 9 ottobre quando, nell’auditorium di Santa Chiara di Foggia, ha presentato il terzo thriller di fronte alla sua città natale. «Ed è per questo che lo scenario in cui si muove l’agente Renzo Bruni non può più essere la Capitanata, così come è stato nei due thriller precedenti».

Dopo Formicae (SEM 2016) e La Lupa (SEM 2018), ambientate nella terra della Quarta mafia, lo sfondo della sua ultima fatica, “Gli Illegali”, diventa la Napoli delle toghe corrotte. Non una Napoli tutta sole, cuore e mandolini, come vuole lo stereotipo della tradizione. Ma una Napoli scura e piovosa, in cui al posto dei clan criminali, ci sono gli uomini dei palazzi e della politica a muovere le fila di reati e omicidi efferati. In un mare di cocaina, sesso e vite spregiudicate.

“Apprezzo particolarmente questo mio libro», ha affermato l’autore foggiano apprezzato in Italia e tradotto anche all’estero, che alle spalle ha una lunga carriera come alto agente della polizia di Stato e come questore. «Mi è piaciuto scriverlo, e pure ambientarlo in una grande città meridionale come Napoli è stato interessante. Nella descrizione dei luoghi occorre un sofisticato gioco di equilibri. Se non vengono narrati i posti in cui si svolge l’azione, il lettore perde la cognizione dello spazio e rischia di perdersi. Ma, d’altro canto, se si indugia troppo sui dettagli esterni, il rischio è la noia. Ho cercato di dare particolare cura a questo aspetto del racconto, da un lato scartando lo stereotipo, dall’altro ricorrendovi quando fosse necessario. Non è possibile che una persona che si trovi nel centro di Napoli non si fermi a mangiare una pizza. E non è pensabile che nella pizzeria non entri il suonatore con chitarra e serenata. Ecco, la mia descrizione della città meridionale sta tutto qui. In questo delicato gioco di equilibri che prova a restituire una realtà classica, penetrandola con un occhio diverso».

A differenza degli altri due thriller, in cui i clan e la strada la facevano da padrona, questa volta Silvis entra nei palazzi, nel mondo delle professioni e in quella cornice di illegalità grave e diffusa che si muove in iconografie differenti da quelli a cui siamo abituati.

«Mio padre è stato un avvocato, quindi la sua è una professione che conosco e a cui sono legato. Ma guardare a questo mestiere e ad altri inseriti in una cornice di apparente legalità, che nel loro profondo nascondono delitti e misfatti, mi ha appassionato molto. Di me alcuni dicono che non sono uno scrittore. Lo accetto. Di fatto sono un uomo che scrive e vende, perché i miei racconti, per quanto alcuni possano non trovarli degni del titolo di romanzo, di fatto piacciono alla gente».

E non solo alla gente. Tra le righe, man non troppo, Silvis lascia intendere che è in trattativa con realtà (probabilmente) americane, per la vendita dei diritti e la trasposizione dei romanzi in serie tv. “Quando la cosa sarà definitiva sarete i primi a saperlo. Per ora ne stiamo solo parlando, ma sono fiducioso che si farà”.

Dopo i riflettori sulla Quarta mafia descritta da “Ti mangio il cuore” di Foschini e Bonini, anche un Renzo Bruni televisivo illuminerà le strade e i crimini della seconda provincia più estesa d’Italia: la nostra. Restiamo in attesa, gustandoci il thriller che da pochissimi giorni è arrivato in libreria.