Il Candido di Guido Maria Brera (seconda parte)

84
Un rider a piazza Venezia, Roma, 24 ottobre 2019. ANSA/ANGELO CARCONI

LE STAGIONI

L’autunno avanza con il suo carico di malinconia.

Per continuare con la seconda parte del romanzo di Guido Maria Brera, quel Candido ispirato al Candido di Voltaire ed edito per La Nave di Teseo, partiamo da qui.  Partiamo da alcuni dei capitoli e dal fatto che essi portino i nomi delle stagioni.

Estate. Autunno. Inverno. E poi, finalmente, la primavera.

Perché iniziamo dai nomi dei capitoli? 

Perché essi corrispondono allo “stato di coscienza” del nostro ingenuo protagonista, che nella prima parte del romanzo (in estate) è sicuro di vivere nel migliore dei mondi possibili, e grazie al suo candore, riesce a guardare ad una citta terrificante come ad un luogo in cui tutto funziona a meraviglia, secondo un perfetto sistema di cause ed effetti. Un’estate che nella narrazione cede il posto all’autunno, poi all’inverno, e infine alla primavera. Una primavera che anche qui, come nelle tanto citate primavere arabe, corrisponde ad un risveglio della coscienza.

LA CITTADELLA E IL RITORNO A CASA. I BIG DATA

Nei mesi trascorsi alla Cittadella di Voltaire, il social che tutto sa e tutto sorveglia, Candido lavora ad un compito importantissimo: raccogliere le confidenze, ascoltare, guidare, influenzare e, in poche parole, stabilizzare ai fini della pacifica convivenza (ma soprattutto della produttività lavorativa) le persone che si connettono al social dall’altra parte dello schermo. 

In poche parole Candido diventa uno dei ragazzi con cui lui stesso si intratteneva in serata, quando era solo un rider stanco da una giornata di lavoro, un ragazzo dei quartieri esclusi e dall’età imprecisata che alle amicizie vere preferiva quelle virtuali.

Stando alla Cittadella di Voltaire, dunque, Candido potrebbe capire ogni cosa, potrebbe comprendere il meccanismo che sottende a quel mondo artificiale che lui considera esemplare.

Ma non avviene. 

Non avviene nonostante la sua vicinanza ai Big Data: gigantesca mole di informazioni personali su tutti i cittadini. Le stesse informazioni che noi volontariamente offriamo a Facebook.

Nelle settimane alla Cittadella Candido impara, e quindi ci insegna, la maniera in cui i Big Data vengono utilizzati. E come vengono utilizzati? In una prima fase essi sono necessari alla produzione indotta di desideri e bisogni e quindi adoperati dalla pubblicità (cosa che Facebook più o meno già fa con i nostri profili). Poi, in un secondo tempo, ai Big Data comincia ad attingere anche la politica, con messaggi calibrati sui timori delle persone. Fino a suggerire le paure da provare. Col risultato che alla fine è Voltaire che desidera al posto degli esseri umani. 

Perché? Per il profitto di pochi. Ovvio.

GENTRIFICAZIONE

Poi Candido torna nel suo quartiere escluso, dove va avanti il processo di gentrificazione.

Di cosa si tratta?  Accade quando un’area urbana abitata dal sottoproletariato viene scelta dalla classe abbiente. I ricchi cominciano ad acquistare immobili, ad aprire attività, i prezzi delle case salgono, e i bisognosi, poco alla volta, sono costretti ad andare via.

È un imborghesimento di aree urbane dapprima appannaggio della classe operaia, la quale, di fronte all’arrivo di gente facoltosa, è costretta a spostarsi altrove. 

Ha qualcosa a che fare con la riqualificazione dei quartieri? Quando una zona popolare viene riqualificata, le abitazioni restano nelle mani dei vecchi proprietari, o il ceto più debole è costretto ad andare altrove? Anche dietro la parola riqualificazione, cosi come dietro la gentrificazione, si nasconde una diaspora obbligatoria dei più poveri?

Candido torna nel suo quartiere e lentamente, con il passare delle stagioni, la sua coscienza si evolve, fino a leggere in quel cartello, “Guasto”, che da sempre fa bella mostra di sé davanti al suo ascensore, la perfetta sintesi del mondo che lo circonda.

Guasto come i semi guasti di cui dicevamo nella prima parte.

LA LIBRERIA

E dove comincia l’evoluzione della coscienza di Candido? 

Ma in una libreria, naturalmente. In un luogo in cui si esercita la resistenza e si dà grande importanza alla scrittura, in particolar modo a quella collettiva.  E come non leggere qui il disvelamento dell’intenzione politica del Collettivo di scrittura I Diavoli?

Il libraio Martino gli spiega ogni cosa. Non da solo, naturalmente. 

La porta d’ingresso ad ogni rivoluzione per Candido e quella del cuore. E così, se l’immagine di Cunegonda lo aveva orientato nella prima parte della sua vita (e quindi del libro), a fare da apripista ad una trasformazione fondamentale ci sono ora due donne. Due donne nei cui nomi è custodita una simbologia meravigliosa e potentissima.

SOFIA E MADDALENA

Esse sono Sofia e Maddalena.

Con la prima ha un incontro iniziale: ma Sofia non riesce ad illuminarlo con la lucidità delle sue parole. Perché la conoscenza non può nulla contro i pericoli della ingenuità.

Con la seconda vive una storia d’amore. Ed è l’amore che gli consente di aprire gli occhi sulla realtà, portandolo a scegliere quell’ hic et nunc così importante per numerose forme di pensiero.

L’hic et nunc come alternativa all’altrove proposto dal social Voltaire.

Sembra poco, ma per Candido è una scelta rivoluzionaria.

Sofia, il cui nome significa saggezza, non aiuta il candore. 

Maddalena, ovvero l’amore, quell’amore a cui il testo sacro dell’occidente ha riservato un posto diverso da quello che avrebbe meritato, invece si. Solo l’amore rivoluziona i cuori, apre le menti e consente le azioni. 

LA BIBBIA E LE DONNE

Cosa ci dice Brera in queste righe potentissime?

Sembra dirci che quella di Candido non è la storia di una persona, ma quella dell’umanità, dell’uomo diviso tra fede, candore e sapienza. 

E poi ci indica la Bibbia, la potenza dell’amore e il suo occultamento, suggerisce la lettura dei vangeli apocrifi, sussurra che Maddalena, la prostituta, è stata messa da parte; con tutto il valore politico e culturale di questa scelta. Stimola una riflessione sulla ricaduta che la madre di ogni materia (la religione appunto), ha poi avuto su ogni forma educativa, sociale ed artistica nell’Occidente.

Fa forse un riferimento alla storia della donna? Al valore della moglie accoccolata dinanzi al focolare domestico, una moglie mansueta e mite, su cui anche Michele Murgia ha detto cose assai significative in Ave Mary? 

Cosa sarebbe stato della storia della donna se la Bibbia non avesse nascosto la Maddalena? Cosa sarebbe stato dell’idea dell’amore comunemente attribuito solo a Maria?

DALLA FEDE ALLA SPERANZA. LA CONSAPEVOLEZZA

Infine Candido passa dalla fede alla speranza.

Sembra cosa da poco, invece è un tratto preziosissimo.

Cosa significa avere fede nelle cose? E cosa invece sperare che esse mutino? Cosa differenzia questi due atteggiamenti umani? 

La raggiunta consapevolezza, certo. Lo spirito critico e il desiderio che la vita sia diversa.

BARTEBLY

Dopo aver raggiunto la consapevolezza, occorre il coraggio dell’azione. E dove lo trova Candido il coraggio, sentimento fino ad ora sconosciuto? 

In un libro, naturalmente.

Un libro preziosissimo che si intitola “Bartebly lo scrivano”, di quell’Herman Melville assai noto per avere scritto la storia della caccia alla balena “Moby Dick”.

La vita di Bartebly è un docile ma fermo invito alla disobbedienza, incarnata da un impiegato di metà 800 che, ad un certo punto della sua comune e piatta esistenza, pronuncia il suo leggendario “I would prefer not to”, “Preferirei di no”. E lo dice ad ognuna delle richieste che, dopo l’ufficio, la vita gli presenta.

“Bartebly lo scrivano” rappresenta una riflessione sul mondo del lavoro negli uffici americani dell’800 e del 900. Egli è un lavoratore, un impiegato che con il suo No alle mansioni d’ufficio cambia radicalmente la vita.

Immaginiamo che Brera lo abbia scelto per invitare anche noi a riflettere sulla condiziona lavorativa degli anni 2000, non di un impiegato, certo, ma di un rider, di una nuova forma di sfruttamento che, come molte altre di questi tempi, sceglie per sé nomi deliziosi. Gig economy ad esempio.

Il No alle Olimpiadi aziendali

Come Bartebly anche Candido dirà di no, cominciando dalle Olimpiadi aziendali: qui il gaming, trasferito all’interno dei rapporti di produzione, non si ispira più al gioco, ma alla competizione più sfrenata, talmente sfrenata da evocare i gladiatori dell’antica Roma, costretti a combattere con bestie feroci per il divertimento di popolo e sovrani.

Quanti insegnamenti passano attraverso queste terribili pratiche?

Nella città inventata da Brera, i conduttori televisivi promuovono la derisione e il body shaming.  Nelle olimpiadi aziendali i lavoratori si scannano tra loro. La sola forma di relazione umana è la competizione. La cooperazione non esiste più.

Tranne che in libreria ovviamente. 

SPILLO E IL LINGUAGGIO DEGLI EMERGINATI

Spillo è caduto in disgrazia. La sua discesa sociale è la peggiore. Talmente irreversibile da privarlo della potenzialità insita nel linguaggio.

Quando Candido lo invita in libreria, per partecipare agli incontri e ai momenti di condivisione, Spillo risponde di no. “In libreria parlano troppo difficile”, dice. Non li capisco. Eppure era lui, prima di Candido, a frequentare i luoghi della controcultura. Suoi erano gli amici, poi diventati vicini a Candido.

Con il peggioramento della condizione sociale, Spillo sembra avere perso anche l’uso del linguaggio necessario alla partecipazione. 

Nella libreria si porta avanti una resistenza civile e politica di cui Spillo era stato uno dei fautori. Ora invece non li segue, non li comprende, e quindi non può aderire alla rivolta.

Già, la cultura, il linguaggio, quell’incendiario laboratorio in cui scrivere e pensare insieme. Quanto sono importanti nel romanzo e quanto nella nostra società? 

Quanti strati della popolazione sono esclusi dalla partecipazione, dalla possibilità del cambiamento? La cultura di base, quella meravigliosa curiosità sulle cose del mondo, sono accessibili a tutti nella vita di ogni giorno? Facile rispondere a questa domanda…

I COLLETTIVI

I Diavoli regalano il sogno dei vecchi collettivi anni 70 in cui pensare e crescere insieme.

Del resto basterebbe questo romanzo, con le sue numerose parentesi, a creare piattaforme utili alla riflessione sul presente e sul futuro. Forse, senza volerlo, i Diavoli ci invitano a fare come loro: cooperare pacificamente, intellettualmente, resistere contro i tanto citati poteri forti che, con la complicità di mezzi neutri come il Maxon, potrebbero modificare distopicamente le nostre vite. 

Ma cosa è il Maxon, una sostanza artificiale, uno strumento utilizzato dal potere? 

È forse la rete?

O forse è l’eroina, che negli anni 70 uccise la generazione che voleva cambiare il mondo?

Forse ogni cosa è una metafora. E in questa ottica, cosa nasconde l’idea delle numerose pandemie che stravolgono il mondo?

Tra i cambiamenti, il gesto dello scavare. Se prima si scavava nella terra, nella città di Brera si scava dentro l’uomo. Nelle sue infinite profondità.

Dunque Brera, insieme ai suoi Diavoli, raccoglie e osserva i semi guasti del nostro mondo e li ipertrofizza fino alle estreme conseguenze.

I social network non devono rappresentare il nostro orizzonte unico e previlegiato, sembrano dirci. Cosi anche noi, dopo avere “addomesticato l’inquietudine che spaventa”, come Candido, dovremmo agire, scegliere il Qui e Ora invece dell’agognato Altrove. Amare i conflitti e le dissonanze, accettare i disaccordi e le cadute, perché la felicità non è stabile, ma rapida. Attimi meravigliosi che abbiamo il dovere di ricercare. 

Il potere di illusione che già governa parte dei nostri livelli di coscienza, va smascherato. E buttato via. Che nessuno creda che l’Occidente sia il migliore dei mondi possibili.

IL CORPO DEL CAPO

L’incontro con Pangloss richiama al concetto del “corpo del capo”, al volto del potere, alle sue icone. Durante e dopo la rivoluzione vanno dimenticate, sembra dire Brera, non hanno più nulla da dire. 

Rischiare la vita con “le uniche rivolte che funzionino e che spesso sono represse nel sangue”, “distruggere le statue, che vanno abbattute e i monumenti deturpati, perché il nuovo mondo può nascere solo dalle ceneri del vecchio”: sono stralci che ci mostrano un Brera incendiario. 

O forse solo visionario riguardo al destino di chi sogna.

POCOCURANTE COME IL GATTOPARDO. 

L’ESERCITO DELLA CITTADELLA COME QUELLO DEI TARTARI. 

LO STRANIAMENTO BRECHTIANO PER LA PRESA DI POSIZIONE POLITICA.

Nella lettura del Candido c’è la sensazione di intuire qualcuna delle simpatie letterarie di Brera e dei suoi Diavoli.

Un piccolo richiamo allo spirito del Gattopardo, lo si coglie nella figura di Pococurante, infiltrato del potere che, dal palco, inneggia a cambiamenti talmente grandi e irrealizzabili da sgomentare la platea, produrre in essa un senso di frustrazione, che potrà poi essere colmato solo dalla negoziazione con quello stesso potere che con rabbia iniziale si stava combattendo. 

Cambiare tutto per non cambiare nulla. Il Gattopardo appunto.

Un richiamo al Deserto di Tartari e a Buzzati, lo si coglie quando si descrive un esercito disabituato a combattere, giacché passava la vita a scrutare l’attesa del nemico dalle immense montagne. 

Come non pensare a Giovanni Drogo e a quel “Deserto dei tartari”, nemici che il protagonista ha inutilmente atteso per gran parte della sua vita. Insegnandoci molto, aggiungeremmo…

E poi quello straniamento di Brecht, che Brera sembra utilizzare quando interrompe il flusso narrativo per rivolgersi direttamente a noi lettori. 

In teatro, Brecht entrava ed usciva dal personaggio per spingere gli spettatori a non aderire in modo acritico a ciò che vedevano, stimolandoli a prendere una posizione politica. E Brera perché lo fa? Vuol forse che anche noi scegliamo da che parte stare nella difesa di una categoria e dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo?

Perché no, del resto questo lungi dall’essere un mero romanzo, Candido ha la potenza di un testo politico.

PRIMA PERSONA

Nelle pagini finali del libro, Candido usa la prima persona singolare.

Il linguaggio del romanzo cambia e il protagonista, finalmente consapevole, può dire quello che sente nel corpo e nella mente. 

Ci piace pensare che dopo un percorso di crescita così importante, gli sia stata data la possibilità di autodeterminarsi.

Candido usa la prima persona singolare perché può raccontare di sé. Non ha più bisogno che altri raccontino per lui.

Chissà poi chi è davvero lui, oltre che uno sfruttato rider che pedala con vigore nelle strade di una città distopica.

Chi sono davvero Candido, Cunegonda, Sofia, Maddalena, Martino, Spillo, Pangloss e Pococurante? Sono forse comunità, parti politiche, corpi sociali intermedi, interferenze alla vita democratica? O forse siamo semplicemente noi, nei diversi gradi di potenzialità e coscienza delle nostre esistenze?

COMMOZIONE

Alla fine della storia c’è la commozione della dedica finale, quella che ricorda il lavoro senza tutele, gli incidenti stradali di cui sono vittime e le ampie dosi di inquinamento che i rider sono costretti a respirare ogni giorno.

La distopia cede il posto alla realtà. Una realtà che si accomoda e ci tira un pugno forte nello stomaco.

Un pugno di fronte a cui noi non possiamo restare indifferenti…