La straordinaria epifania di una madre fondatrice. La fondazione di un luogo materno nella politica

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Ho incontrato Rosa Porcu agli inizi degli anni 80.

Lei veniva dalla vita politica ed era un riferimento luminoso della “politica seconda”.

Io venivo dalla vita comune e da un’esperienza straordinaria che da sette anni non trovava una collocazione di senso.

Entrambe eravamo giunte a un bivio ed eravamo alla ricerca di un nuovo orientamento..

Ma allora non lo sapevamo.

In fondo si trattava di un semplice incontro, all’apparenza banale, ma qualcosa ci mise in contatto e iniziammo a muoverci assieme verso una nuova Via.

La chiamammo Centro Ricerca e Documentazione Donna e alla sua fondazione operammo in sette. 

Era il 1983

Dopo una gestazione storica complessa era nato nel cuore di Fg  “il Centro”.

Eravamo parte del risveglio delle donne e del moltiplicarsi di luoghi e piste di ricerca. 

Erano i primi segni di una gravidanza femminile della Storia che prese inizio, in Italia, con la costruzione di un ordine di senso femminile, l’ordine simbolico della madre.

Noi ci aprimmo al senso del divino e portammo alla luce la figura della Figlia.

Il simbolico della madre godeva ora della sua radice ontologica.

Ogni donna che entrava in ricerca mutava il paradigma epistemologico della conoscenza: partiva da sé.

Questo nuovo fondamento consentì la nascita di luoghi di magistero femminile: collettivi e case delle donne, librerie e Università delle donne, come il Virginia Woolf di Roma.

Foggia entrò per questa via nella Storia delle donne.

Quando Antonella Morrone, fondatrice del primo collettivo della città, mi chiese di incontrare Don Teodoro Sannella le dissi subito Sì 

Fu così che nella nostra città la relazione donna chiesa mutò di senso.

Attraverso don Teodoro entrammo nello spirito libero della “chiesa grande”, direbbe la Porete.

Don Teodoro chiese di progettare per la Scuola di Teologia un corso sulla “questione femminile”.

Lo realizzammo alla luce del “pensiero della differenza” ed esaminammo sulla “questione” decine di laureandi.

Fu in quel periodo che iniziai a conoscere Maria Celeste Crostarosa. 

Don Teodoro ne parlava spesso con noi. 

Quando ci raccontava della Crostarosa esprimeva una grande ammirazione ma anche una profonda amarezza.

Non accettava che la grandezza di Madre Celeste rimanesse invisibile nella Storia della Chiesa e forse anche nella Storia delle Donne.

Sentii che era a noi, donne in ricerca, che stava chiedendo di fare luce.

Man mano che m’immergevo nell’esperienza della Crostarosa si andava configurando davanti ai miei occhi un disegno divino straordinario, per me riconoscibile.

Il Dio della Crostarosa aveva concepito un ordine divino della vita umana che chiedeva alle sue Figlie di incarnare e ai suoi Figli di diffondere attraverso l’apostolato.

Un disegno divino che a me appariva profondamente rispettoso dell’ordine naturale della vita e delle competenze simboliche che la Vita assegna ai due sessi.

Ma chi era Maria Celeste Crostarosa?

Una mistica del 700, rispondeva don Teodoro, che aveva fondato un nuovo ordine spirituale, l’Ordine Redentorista, e aveva trovato rifugio a FG dopo essere stata imprigionata e cacciata via dal monastero di Scala.

Fin qui mi pareva una storia comune agli spiriti innovatori che con difficoltà trovano posto nel cuore della loro epoca. 

Ma, via via che mi immergevo nei significati della sua storia vedevo sempre più riflettersi il travaglio simbolico della nostra epoca e a me appariva sempre più evidente l’enigma storico e simbolico della vicenda.

I Redentoristi e le Redentoriste di tutto il mondo sanno di essere Figli e Figlie di un Padre, S. Alfonso dei Liguori 

Solo a metà del secolo scorso alcuni padri redentoristi hanno iniziato ad aprire studi sull’origine materna del loro ordine spirituale.

Ma partiamo da lei

Una storia singolare

La Crostarosa era stata battezzata a Napoli col nome di Giulia nell’autunno del 1696.

La madre Paola Battistina Caldari napoletana e il padre Francesco Crostarosa, un magistrato abruzzese di nobili origini, vollero darle anche i nomi di Marcella e Santa, quasi a presagio del suo divenire.

A soli 5 anni, Giulia Crostarosa, inizia a vivere la sua esperienza mistica.

Un esordio precoce, ci diceva don Teodoro.

A 20 anni entra nel convento di Marigliano con un’intensa vita mistica già alle spalle, diretta fino a quel punto da padre Bartolomeo Cacace.

L’incontro con Tommaso Falcoia, figura centrale nella vicenda crostarosiana, avviene a Marigliano e si presenta subito tumultuoso. Diviene suo padre spirituale e le suggerisce di andare a Scala, un monastero fondato e diretto da lui.

A 28 anni la Crostarosa si trasferisce a Scala con una sorella e prende il nome di Maria Celeste.

Nell’aprile del 1729 (1725), dopo l’eucarestia, il Signore le fa intendere che avrebbe messo al mondo un nuovo istituto per mezzo di lei.

Lei ne è spaventata. Si sente troppo piccola per un’impresa così grande.

Ma il suo Dio la tranquillizza: mettiti come un bambino che sta ancora nel grembo di sua madre e non può fare nulla perché sono io ad Operare.

E’ un’immagine straordinariamente significativa: una vera rivelazione di senso.

Il Dio della Crostarosa parla qui da Madre e rivela un nuovo senso della Creazione: la Creazione è frutto del concepimento dell’Essere e opera come una gravidanza . 

Le detta successivamente le Regole del nuovo  ordine religioso.

Nove, precisa, come nove furono i mesi in cui stetti nel grembo di mia madre.

Nel frattempo entra in scena Alfonso dei Liguori che conferma la natura divina dell’Opera. 

Nasce fra loro una fraterna amicizia arricchita da scambi epistolari, mentre nuove figure esterne, come il Tosquez, iniziano a seguire questa muova impresa. 

Ma, a distruggere l’Opera in corso, interviene il demonio, dice la Crostarosa. 

In realtà il Falcoia  inizia a dubitare di lei.

Maldicenze interne al monastero e pressioni esterne come quella del Filangeri, suo Padre Superiore, indeboliscono a tal punto la sua fede nella natura divina dell’Opera che, all’atto della costituzione delle nuove Regole, ritira quelle scritte dalla Crostarosa e ne aggiunge tre.

Il disegno divino è stravolto.

La Crostarosa abiura.

Obbedisce al Falcoia e ne accetta le Regole. 

Si rifiuta però di sottoscriverle e viene imprigionata per essere poi cacciata dal monastero. 

E’ il 1733 e Madre Celeste ha 37 anni.

Ormai esule, si muove per alcuni anni tra un monastero e l’altro fino al momento in cui Dio le comanda di venire a Foggia e di iniziare qui la sua fondazione.

Il suo arrivo nella nostra città, reduce dal terremoto del 1731, è suggestivo. 

Le carrozze di tre signore l’attendono alle porte della città.

Madre Celeste e le due sorelle vengono fatte salire sulle tre carrozze e accompagnate fino al monastero delle pentite seguite da un corteo di fedeli.. 

Fonderà qui, il suo ordine monastico e porterà a termine i suoi scritti lasciando un patrimonio di pensiero di straordinario valore.

Morirà a soli 58 anni nel Ma torniamo a noi e all’intreccio simbolico che ci lega.

La vicenda della Crostarosa ha dunque il carattere di un enigma irrisolto. In ogni sua piega. L’ultima?

Lei diventa Beata il 18 giugno di questo anno.

S. Alfonso e San Gerardo, suoi fratelli spirituali, sono santi da tempo e sono scritti a grandi lettere nella Storia della Chiesa.

Come spiegare contraddizioni storiche e spirituali così evidenti?

All’opera redentorista tocca risanare questa ferita della Storia famigliare e spirituale e iscrivere a grandi lettere la loro Madre nella Storia della Chiesa.

A noi donne tocca risanare il difetto simbolico che impedisce a una grandezza femminile di divenire visibile e udibile dall’Umanità tutta.

Mistica e Politica

La Crostarosa, come madre fondatrice, ha incontrato nella vita mistica le difficoltà che noi donne incontravamo, negli anni 80, nella vita politica e nella fondazione di un nuovo ordine di senso. 

Venivamo tutte da una cultura patriarcale che negava valore alla parola delle donne e al magistero femminile e ci affacciavamo nel mondo convinte di essere visibili e udibili.

Sognavamo di diventare autonome e emancipate 

Per poi accorgerci che nasciamo da una relazione e procediamo per relazioni.

Abbiamo lasciato case e città per entrare nel mondo.

Per poi accorgerci che il mondo non ci prevedeva.

Ci siamo nutrite di sogni e li abbiamo pagati duramente diventando più realiste del re.

Siamo precipitate dai grattaceli dell’irrealtà per atterrare nella realtà.

E ci siamo ritrovate a terra, ferite, moribonde.

Nude, sole con noi stesse.

Senza lingua, senza libertà, senza autorità, senza relazioni femminili feconde.

Abbiamo dovuto azzerare tutto ciò su cui ci eravamo edificate e ripartire da zero, come i terremotati.

E’ stata questa la nostra fortuna : abbiamo potuto abbracciarci e diventare madri e figlie di noi stesse.

E’ così che è iniziata la libertà e la felicità femminile.

E’ così che siamo entrate, con un pugno di gomitoli, nel mercato della felicità.

La Crostarosa ha vissuto e contemplato questa bellezza riflettendosi nell’Opera del Figlio e ne ha visto la potenza redentrice.

Oh morte preziosissima, urla di gioia nel contemplare la sua morte e la sua resurrezione!  

La redenzione per lei non è altro che il passaggio dalla morte alla vita vera.

Dal non essere all’essere.

E’ stata questa la redenzione delle donne.

Scoprire di essere donne, scoprire la forza che derivava dal mettere una donna fra sé e il mondo, vivere la potenza che nasceva dalla fede in sé e dal fidarsi e affidarsi all’altra, godere del giudizio e della autorità femminile equivaleva a una resurrezione.

Fu in questo clima di rivoluzione ontologica e di verginità simbolica che si crearono le condizioni necessarie perché nascesse, al primo tocco, una coppia fondatrice.

Non lo capimmo allora, lo abbiamo scoperto solo pochi anni fa.

A fondare il Centro fu una dea doppia, una coppia di donne gravide di nuovo senso. 

La creazione dell’inedito impiega anni per farsi senso. 

Proprio come profetizzava il Dio della Crostarosa.

Ciò che viene al mondo è effetto di una gravidanza creatrice che può impiegare anni, decenni, secoli e millenni, per farsi senso.

Eravamo dunque parte di una gravidanza della Vita femminile e ne stavamo vivendo tutta l’oscurità e la complessità quando “incontrai la Crostarosa”, una donna distante da me anni luce eppure così contemporanea.

E posso immaginare che la Crostarosa, dopo la rovinosa caduta dall’altezza di un disegno divino, abbia iniziato ad assaporare la libertà e la felicità proprio qui, a Foggia, nella piccola casa che divenne il suo monastero.

Era una dimora umile, povera, mancava tutto. Come la capanna di Betlemme.

Ma era ricca di Amore. Un cerchio magico le riscaldava il cuore.

Le madri l’avevano voluta cercata accolta e portata in corteo nel cuore della città per affidarle  le loro figlie.

Con quella fiducia estrema che solo il cuore intende.

I padri avevano operato perché Lei scegliesse la nostra terra per mettersi all’Opera.

Foggià è diventata la sua culla mistica.

Donne e Uomini della nostra città Le hanno riconosciuto il suo Magistero divino.

Per loro era già santa

La santa priora, tutti la chiamavano.

E ora siamo qui riuniti per metterla al mondo.

Ci sono le antiche Amiche di don Teodoro e le nuove Amiche di Madre Celeste, parti di una Comunità più grande di Mistica e Politica che opera a Terradilei e Orvieto e in Eleusi.

E’ con noi Luisa Muraro, la fattrice di questa impresa.

Presentazione del Primo Seminario di Studio e Ricerca. Maria Celeste Crostarosa. Il magistero divino della madre.

di Mariagrazia Napolitano

Foggia 10 ottobre 2016