Il Candido di Guido Maria Brera (prima parte)

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Ciò che maggiormente colpisce della città distopica costruita dopo una serie di pandemie e inventata da Guido Maria Brera, insieme al suo collettivo di scrittura I Diavoli, è il linguaggio ingenuo e infantile con cui viene descritta una società orrenda, organizzata come il peggiore degli incubi.

Accade perché la narrazione è soggettiva nonostante non si svolga in prima persona. 

È soggettiva perché sposa gli occhi del protagonista (il Candido appunto) per raccontare un posto in cui nessuno dei nostri contemporanei vorrebbe vivere. È di Candido infatti la visione favolistica ed innocente con cui vengono narrate bruttezza ed ingiustizie, come se si fosse nel migliore dei mondi possibili.

Se ci concentrassimo su un singolo elemento (il ceto ad esempio), per spiegare la ritrosia ad abitare nel luogo inventato da Guido Maria Brera e dai suoi Diavoli, vedremmo che sarebbe la classe media (dopo quella povera) la più impaurita di fronte ad un universo del genere. Non foss’altro per il terrore di essere catapultati tra i miserabili da una forbice sociale che si allarga a dismisura, dividendo e azzerando quella middle class di cui già si sperimentano forme di erosione. 

E per cogliere il gigantesco danno in fieri dell’erosione della classe media, occorre tenere ben presente che il livello di avanzamento o arretramento di una società, è direttamente proporzionale alla chiusura o all’apertura della suddetta forbice. 

Quanto minore è la differenza tra ricchi e poveri (e quindi tanto più stretta è la forbice), quanto più è diffuso il benessere globale dei cittadini, tanto più una società può dirsi sviluppata e progredita. Mentre al contrario, tanto maggiore è la differenza tra classi (quindi tanto più ampia è la forbice) tanto più il paese sarà considerato sottosviluppato. Almeno per quel che riguarda le classifiche odierne che si basano sui valori occidentali condivisi. Ma non sul futuro disegnato da Brera, evidentemente.

Il timore della mobilità in negativo delle classi è solo uno dei semi del presente che Brera sviluppa distopicamente nella narrazione di una comunità umana, in un futuro assai prossimo.

Il richiamo filosofico al “Candido” di Voltaire, unito ad un linguaggio estremamente semplice, rappresenta una preziosa occasione per attualizzare il pensatore francese, proponendolo ad un pubblico più vasto e magari anche all’utenza della scuola secondaria di primo grado.

Il carattere di attualità della pandemia da Covid 19, che ogni giovane del 2020/21 vive sulla propria pelle (e che è la premessa in seguito a cui nascono i luoghi del libro), potrebbe rappresentare un elemento utile per l’iniziazione ad una materia (la filosofia) di cui molti nativi digitali faticano a cogliere l’utilizzabilità e la modernità.

Chi è dunque il Candido di Guido Maria Brera, il finanziere, scrittore e figura interessantissima per la sua capacità di guardare al mondo attraverso il filtro della competenza finanziaria ed economica già manifestatasi nel romanzo I Diavoli? Quel Guido Maria Brera che attraverso le biografie dei singoli personaggi riesce a raccontare una società intera e internazionale o a reinventarla distopicamente.

Candido di Brera è un rider “schiavo dell’algoritmo”, che pedala felice nelle strade di una società distopica, muovendosi tra il suo quartiere “escluso” in cui vive con l’anziana madre e i “quartieri inclusi”, in cui consegna merce alla parte ricca della popolazione.

Il social network che tutto guarda e tutto sa, a guisa e superamento del nostro Facebook, si chiama Voltaire: un social vivo con cui il giovane protagonista interagisce per ogni cosa, dalla conversazione serale con gli amici, agli incontri virtuali con la fidanzata Cunegonda (per lui scelta dallo stesso Voltaire), fino al bisogno di confessare le piccole e grandi cose “strane” (strane perché autentiche e non informatiche) da lui vissute nel corso della giornata.

Nel mondo di Candido i Fori sono stati sostituiti dal Tribunale televisivo, in cui la trasmissione “Noi contro loro”, ovvero i processi, rappresenta il format più seguìto. Seguìto anche perché è impossibile non collegarsi alle dirette televisive obbligatorie che occupano ogni dispositivo di cui è piena la città, in una modalità che assomiglia in tutto alle esecuzioni medievali, quando dividere la folla e spingerla a scaricare la rabbia accumulata contro un bersaglio umano rappresentava una catarsi liberatoria, dato che per qualche ora prestava alle vittime il ruolo di carnefici, in una modalità che pare essere assai funzionale nelle società violente. 

Restando dentro il mondo nerd dei libri e delle serie tv, e aprendo una piccola parentesi, ci piace ricordare la “Camminata della vergogna” di Cercei Lannister ne Il Trono di Spade, quando la maestosa e potentissima regina, denudata e rasata a zero, è costretta ad attraversare l’Approdo del Re in mezzo ad una folla inferocita che lancia pietre, verdura e il contenuto dei vasi da notte. 

È una delle scene più scioccanti della meravigliosa serie che vanta il fandom più intellettuale e sofisticato che la televisione ricordi, e che bene descrive la manipolazione ormai compiuta sulla folla oppressa che si fa violenta e rabbiosa, e che in Candido inverte l’obbiettivo su cui riversare il proprio odio sociale: non più contro le classi dominanti, ma contro i paria, ugualmente o peggio oppressi. Punto finale di una collettività che non conserva nulla dell’antico concetto di coesione sociale.

A leggere le pagine del romanzo, immaginando le risate del pubblico durante i processi contro la parte lesa, viene a mente l’astio sociale tra categorie più o meno “ristorate” (chiuse, aperte o vaccinate) che mostra i segni di una divisione sociale che Brera porta all’estreme conseguenze.

Sono sentimenti figli di restrizioni e disagi che in epoca di Covid 19 si è costretti a vivere. Ed è un’acredine che sovente si riversa sulle pagine dei social, inondati da atti di accusa contro questa o quella categoria, con tanto di insulti e fotografie scattate nascosti dietro i vetri delle case, per immortalare persone in strada in gruppo o senza mascherina, in una sorta di gogna mediatica che rifiuta ogni forma di empatia generazionale o di classe. 

Brera individua i semi guasti del presente e li sviluppa fino alla loro peggiore espressione. 

E così, leggendo Candido, si pensa ai cosiddetti leoni da tastiera come ad un corpo di odiatori professionali in costruzione che potrebbero diventare altro. Del resto i giganteschi cambiamenti di cui raccontano i libri di Storia partono sempre dalle piccole cose.

Nella società del Candido di Brera il Body shaming è una pratica incoraggiata e promossa dai conduttori televisivi. Il lavoro in nero è ampiamente ammesso, e rappresenta il superamento del dibattito pre-pandemia, quando ancora si discuteva se estendere tutele a tutti i lavoratori. 

I corpi dei migranti morti sul lavoro vengono nascosti e dimenticati, mentre le loro donne nei campi subiscono il sopruso dello Ius primae noctis.

Nella società di Candido l’acqua che esce dai rubinetti è malsana. La rete rappresenta la sola memoria dei cittadini, e se le multinazionali desiderano che qualche macchia venga lavata o qualche colpa dimenticata, è sufficiente eliminare certi dati dal web, giacché alle persone non è data la possibilità di ricordare. 

La presunzione di colpevolezza sostituisce quella di innocenza, e si è colpevoli fino a prova contraria. La burocrazia è un palazzo dai ponteggi pericolanti in cui è facile perdersi, tanto da non riuscire più ad uscirne. Interi gruppi familiari sostano nelle viscere del centro per l’impiego da così tanto tempo che i loro bambini non conoscono la luce del sole. Altri costruiscono piccole case per proteggersi dalla infinita attesa davanti al “golem invincibile della burocrazia”. Kafka al confronto è un dilettante. 

La sanità pubblica cura solamente (laddove obbediente) il codice rosso. I vecchi guadagnano meno dei giovani, poiché meno produttivi in una società senza previdenza. I quartieri inclusi scaricano rifiuti nei quartieri esclusi (da notare ovunque semi guasti già visibili nel presente), mentre un sofisticato sistema di crediti erogato da Voltaire controlla ogni cosa allo scopo di sorvegliare e punire.

Pensiero e organizzazione sociale vengono ridotti al rango di lamentazioni, mentre il personaggio di Pangloss, inventato da Voltaire a derisione del filosofo Leibniz, a cui intellettualmente si opponeva, diventa una guida spirituale a imitazione di un grande fratello che compare di continuo, parla per massime e vigila su ogni intenzione umana. Una continua fonte di ispirazione per il fanciullesco Candido.

Ci sono riferimenti al pre-pandemico mercato degli airbnb che modificava il centro delle antiche città, ormai superato da una innovativa architettura. Cenni al biologico come prelibata merce per ricchi, indifferenti alle 18/20 ore dei lavoratori sfruttati sui campi.

In questo universo orrendo, Candido sorride e pedala. 

Attraversa i luoghi e raggiunge l’altra parte dello schermo. Diventa un algoritmo vivente impegnato sui social, un calibratore di serotonina. Impara a gestire la notizia, che deve essere data ma insieme ad altre, diminuita o aumentata di valore e soltanto in una determinata sequenza.

Di tanto in tanto la sua sicurezza vacilla e un Glitch (microscopico errore nel flusso di sistema) apre una piccola crepa sul quell’abisso di malvagità ammantata di perfezione.

Il commento al finale lo teniamo per dopo. Intanto sorridiamo al pensiero che la distopia si confermi un ottimo modo per leggere la realtà e ammonire l’opinione pubblica su una certa idea di futuro.

Se anni addietro l’utopia modellava desideri e comportamenti con la possibilità di raggiungere il luogo buono (primo fra tutti il paradiso), oggi la distopia avverte. Prova a consigliare gli uomini allargando al massimo lo sguardo sulle conseguenze negative delle proprie azioni.

Di Brera si parla molto. È in lavorazione un film sul Candido che riecheggia Voltaire. Non vediamo l’ora di vederlo…