Come un comunicato stampa diventa una fake news

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Il lavoro dei giornalisti è spesso quello di fare sintesi, ed è naturale. 

Lo accettiamo. Ma nel caso occorso questa mattina, occorre re-equilibrare la nostra posizione riguardo un comunicato stampa.

Il riferimento è al testo che annuncia l’arrivo di Libando, Festival della cultura e dello street food che sarà in corso dal 21 al 24 dicembre prossimi, il cui senso è stato del tutto stravolto, tanto che frasi mai scritte sono state addirittura poste tra virgolette. Come se quel virgolettato fosse da attribuire ad una gola profonda di cui, forse, solo i colleghi dell’Immediato conoscono l’identità. Una sintesi giornalistica che di fatto è una vera e propria rivisitazione soggettiva e personalissima dei fatti. In una lettura della figura femminile che è estranea al nostro ufficio stampa.

Il fatto è questo. Nell’annunciare l’arrivo di Libando a Natale, l’ufficio stampa scriveva:

«Libando a Natale rappresenta un’occasione preziosa per scendere in strada e stare con gli altri, mangiando all’aperto così come piace alla cultura mediterranea, nella ricerca di cibi che raccontano una parte del nostro passato. Si, perché Libando è anche l’occasione per consumare pietanze che hanno perso centralità nelle nostre case, dal momento che l’evoluzione della figura femminile ha inevitabilmente comportato anche una mutazione dei consumi e del tempo da dedicare alla cucina. E Libando resta proprio questo: un osservatorio per studiare la società e il tempo che passa e la trasforma, attraverso la lente di ingrandimento rappresentata dal cibo».

La sintesi è invece stata questa: «Le donne evolute non cucinano più come una volta. Per fortuna c’è Libando». E giù tutto un profluvio di collegamenti pretestuosi, mentre le nostre parole (del tutto diverse da quelle riportate da l’Immediato) venivano arbitrariamente battezzate come «gaffe e stereotipi di genere».

La rete ovviamente ha fatto il resto, con nemici storici e qualunquisti da tastiera che non si sono presi neanche la briga di andare alla fonte per leggere il comunicato nella sua interezza, e che non vedevano l’ora di bollare come maschilista, retrograda ed errata la posizione sul femminile di Libando.

Fermo restando che Libando rivendica la piena paternità del testo, essendo esso un prodotto del suo ufficio stampa, ci piace sottolineare alcuni punti. 

Scrivere che la tavola è una lente di ingrandimento per leggere la Storia e la contemporaneità, e che le mutazioni dei consumi passano inevitabilmente attraverso la storia delle donne, non significa affatto offenderle. Ed è talmente chiara la natura pretestuosa del virgolettato e dei post che ne sono seguiti, da farci riflettere sulla capacità oggettiva di lettura del testo di coloro che non vedevano l’ora di rintracciare una di quelle parole chiave con cui è facilissimo fare sintesi e click, per stravolgere i concetti ed attaccare.

Dire che Libando è un osservatorio per leggere la realtà attraverso la tavola e i suoi cambiamenti, non significa in alcun modo colpevolizzare gli stessi cambiamenti. Se così fosse gli scritti di Simone de Beauvoir, che interpreta come un fattore indebolente “l’assurda fertilità femminile” che ha, per molti versi, determinato la sua subalternità di genere rispetto all’uomo, sarebbero da vietare, perché parlare di ciò che accade o è accaduto sarebbe argomento da censura, insieme a tutti gli studi di sociologia, antropologia e chi più ne ha più ne metta.

Dire che Libando mette a tema cibi che le donne non preparano più in casa essendosi (vivaddio) liberate dalla schiavitù del focolare domestico, non significa in alcun modo colpevolizzare le donne, né tantomeno inneggiare al passato o a un certo malinteso maschilismo.  
Noi siamo felici che il giorno della vigilia di Natale le donne abbiano un destino libero dai fornelli, qualora lo desiderino, perché in villa (e in altri luoghi) c’è chi fa per loro.
E noi siamo felici che esista la libertà di descrivere (in grande sintesi cosi come abbiamo fatto) come cambia la nostra società, senza per questo essere trattati come reazionari. 

Purtroppo il corpo delle donne e tutte le funzioni che le riguardano (o le hanno riguardate per anni) continuano ad essere l’oggetto su cui si combattono le più grandi battaglie.
Questa di oggi è stata una battaglia piccola. Quella di gente che cerca pretesti per puntare l’indice.

Ci spiace che un tema nobile ed importante come la storia e il costume delle donne sia stato strumentalizzato anche da molte donne. E ci spiace che la rete sia così brava a prestare il fianco a queste posizioni che di fatto si trasformano in autentiche bufale.

Imparare a leggere e a cercare la verità in quanto viene scritto, beh, quello tocca ad ognuno di noi. E lo si può fare solo se lo sguardo resta libero da stereotipi e pregiudizi. Gli stessi che sono stati addebitati alla nostra comunicazione.