Lockdown e pigiama

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    Per la prima volta in vita mia resto in pigiama.

    Devo dire che un comportamento che ho sempre giudicato riprovevole, mi ha svelato oggi il suo fascino misterioso.

    Il pigiama riduce le aspettative, è in continuità con la notte e, tutto sommato, tiene tranquilli. Intorno mi chiedono anche meno cose vedendomi in pigiama.

    Questo pigiama mattutino, che detesto con fermezza e ripugnanza, mi ha messo nella condizione giusta per re-infilarmi a letto (cosa che schifo ancor più del pigiama). E il letto (magia magia) mi ha donato quell’astrazione dalla realtà e quell’isolamento che mi hanno consentito di immergermi nella mia amata lettura.

    Le pagine di Delitto e castigo sono davvero eterne, come conviene ad ogni buon classico. E più del vizio e della miseria di Raskol’nikov e Marmeladov, sono colpita dalla condizione doppiamente svantaggiata della donna russa nell’800: Sonja e Dunja per cominciare. È il loro corpo che viene sacrificato a mariti o amanti pagatori per risollevare le sorti della famiglia. Sono loro che oltre alla fame sopportano la peggiore delle condizioni umane: la vendita di se.

    Lo fanno per risollevare le famiglie, per mettere un pezzo di pane alla loro tavola, per sostenere i padri. Ed è la donna che ha tra le sue principali qualità quella di “saper sopportare molte cose”.

    C’è da pensarci.

    La miseria e le bettole pietroburghesi con il mio delizioso pigiamino a righe riesco dunque a tollerarle.So che questa è l’eccezione di una insolita domenica natalizia di pandemia in zona rossa. Il pigiama lo schiferò di nuovo da domani. Anzi tra poco, perché non so stare ferma e la schiena nel letto già mi fa male.

    Per oggi ci ho fatto amicizia ed è una piccola cosa divertente in questa giornata speciale (meglio chiamarla così).Ce ne aspettano altre 6. Ho paura a scoprire cos’altro potrò apprezzare..

    Buona domenica a tutti voi..

    Il vento nel frattempo sbatte alle mie finestre…