I libri che hanno cambiato la mia vita (in fase di formazione)

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1) BARBABLU, amato da bambina, perché mi pareva terrorizzante e degno di attenzione che gli uomini potessero essere così crudeli nei confronti della curiosità  femminile

2) LA NAUSEA, di Jean Paul Sartre, letto a 15 anni, perché ha tolto un velo di semplicità alla realtà, cambiando irreversibilmente il mio modo di guardarla, e insegnandomi quel retrogusto amaro sulle cose con cui, poi, ho imparato a convivere

3) IL LUPO DELLA STEPPA, di Hesse, ancora a 15 anni, perché ha placato la mia smania di indipendenza, facendomi riflettere sulla tremenda solitudine che ne consegue

4) UN UOMO, della Fallaci, perché da allora ho sempre invidiato tutti quelli che non ancora lo avevano letto. E perché impone una riflessione sul Coraggio, e sul cammino trasformativo e devastante a cui ci sottopone. E perché è un testo perfetto, che termina nel punto esatto in cui comincia: quello del funerale. E così ti viene voglia di ricominciare a leggerlo e potresti farlo altre cento volte.

5) LA RABBIA E L’ORGOGLIO, ancora Oriana, perché dice la verità sui rapporti tra occidente e medio oriente, ed è l’unica ad avere uno sguardo obiettivo sulle cose, talmente personale che potresti discuterne per ore. E comunque per me ha sempre ragione lei e poi sa muovere i pensieri di tutti. Perché pensa da sola, in perfetta autonomia intellettuale.

6) LA TEORIA DELLA CLASSE AGIATA,  di Veblen. Perché tutto quello che facciamo, noi e gli altri, e gli oggetti che usiamo, non lo puoi guardare nella stessa maniera dopo averlo letto, e così il suo sguardo meraviglioso per sempre ti accompagna.

7) L’OPERA D’ARTE NELLA EPOCA DELLA SUA RIPRODUCIBILITÀ TECNICA, di Walter Benjamin, perché ha reso più bello uno dei miei esami universitari. E perché è fantastico come un libricino così piccolo possa essere così tanto potente.

8) ISTRUZIONI PER RENDERSI INFELICI di Paul Watzlawick perché ho capito che l’infelicita umana è una metà volontariamente perseguita quasi più della felicità. Anzi, sembra proprio quella la nostra metà quotidiana..

9) NON CREDERE DI AVERE DEI DIRITTI, della Libreria delle donne di Milano, che insieme ad altri testi hanno seminato in me il sospetto, consolidatosi con gli anni, che una donna lavoratrice è una donna sfruttata due volte. Sia in casa che fuori, e che la vera libertà femminile è soprattutto quella economica. Ovviamente parlava delle operaie, ma il dubbio su tutte le categorie professionali mi è rimasto lo stesso

10) HOMO LUDENS, di Hiuzinga, perché ha spiegato che le dinamiche in cui ci muoviamo, alla fine, sono soprattutto 4. Hanno le loro radici nei giochi e presi con leggerezza possono sminuire il peso delle nostre azioni, che diventerebbero più relative ed interessanti

11) Alcuni degli SCRITTI CORSARI, di Pasolini, soprattutto quello sugli hippy che dà voce potente ad ogni scelta del nostro non verbale, e il suo Io So, che è una chiave di lettura della realtà italiana ancora perfetta

12) SOTTOCULTURA. IL FASCINO DI UNO STILE INNATURALE, di Hebdige perché mi ha fatto notare, quando ancora non lo sapevo, che ognuno di noi, anche quando pensa di sfuggire, è comunque dentro una società che lo studia, dandogli una enorme attenzione

13)  IL SENSO RELIGIOSO e All’ORIGINE DELLA PRETESA CRISTIANA, di Giussani, perché sono profondi, filosofici e complessi. E ti fanno capire tante cose. Per esempio come la nostra coscienza sia il luogo in cui abita Dio, e come questo segni la nostra appartenenza a Lui, perché non ogni cosa della nostra sostanza umana ci appartiene. Neanche il nostro tempo.