La nostra giovinezza scorre su Netflix

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La nostra giovinezza scorre sugli schermi di Netflix. Sanpa l’ha storicizzata. Ha messo a tema quegli anni che sono stati i nostri. E noi che c’eravamo, noi che eravamo ragazzi tra i ragazzi, e abbiamo visto coetanei sparire, gente bella trasformarsi in rottame e poi morire, guardando la tv sentiamo il desiderio che la narrazione di quei pericolosi anni continui, frugando nel privato delle famiglie, dentro le politiche sociali che avrebbero dovuto riguardarle, inseguendo i sogni da cui erano partite le adolescenze dei ragazzi che in seguito diventarono tossicomani, quindi nullità. 

Sarebbe interessante ascoltare qualcosa in più sulle loro paure, sui desideri, e su quella personalissima e spesso inspiegabile sensazione di marginalità che tenne insieme classi sociali molto diverse. Rampolli di buona famiglia, ragazzi esili di quartieri periferici, studenti, operai, disoccupati, hippy, «tutti in fila per una dose», come diceva Walter Delogu.

Sarebbe utile capire quanto e se la droga sia servita a qualcun altro, oltre che alla criminalità che ne riempì le piazze. Quanto gioco hanno i miti di ogni tempo, dai musicisti maledetti agli scrittori di strada? E perché la società della performance ha sostituito quella incline all’autodistruzione personale? Il fatto che giri più coca invece che eroina quanto conta? Curioso sarebbe cogliere quanto il cammino delle droghe sia mutato e quanto abbia modificato le personalità e le relazioni. 

Le sostanze esistono dalla notte dei tempi e se lo scrittore Carlos Castaneda ne ha fatto un’esperienza preziosa per i suoi meravigliosi libri, lo stesso non può dirsi per chi dai suoi stessi allucinogeni si è lasciato rovinare. 

Le droghe: realtà aumentata per la sensibilità degli artisti e passo ultimo in direzione della voragine per altri.

Dalla visione di Sanpa dovrebbe derivare una riflessione riguardo agli anni che viviamo. Dai sogni della marijuana che conservano il volto iconico dei figli dei fiori, alla dipendenza rapidissima dei prodotti nati dalla chimica di cui racconta Breaking bad cosa è accaduto? Possono le droghe e il loro consumo essere un modo per interpretare le giovinezze e le loro grandi speranze? Segui il denaro, dicono alcuni. Segui le droghe. Avrai identica visuale di un mondo che cambia.

Di fronte a Sanpa siamo stati male. Soprattutto allo scoglio della prima puntata. I volti dei tossici, il fango della comunità ai suoi esordi, i corpi di quegli zombi dagli occhi pieni di niente.

Il titolo di testa recita: “Italia. Fine anni 70. La mafia sta inondando le strade di eroina”.

Dopo poco una delle ex-ospiti della struttura, Antonella De Stefani, intervistata, racconta di essere stata una studentessa impegnata nella politica di sinistra. Descrive la grande voglia di partecipazione di quel tempo, la straordinaria energia che portava con sé, e poi gli anni di piombo, le sparatorie, gli attentati, la gigantesca ondata di droga che «non a caso» cominciò a girare nelle strade.

Dopo di lei Fabio Mini, ex tossico ed ex ospite di San Patrignano, ritorna sulla stessa “ondata di eroina, arrivata per addormentare i sogni di ognuno, proprio nel momento di rivolte e contestazioni studentesche”.

Se avesse scelto di soffermarsi su quel “non a caso” e sulla volontà di “addormentare i sogni” di chi in piazza faceva troppo casino, Sanpa sarebbe potuta essere un’inchiesta “sull’immobilismo dello Stato” denunciato dallo stesso Muccioli, sulla “demagogia”, sulle “programmazioni mai attuate”.

La storia di quella gioventù ribelle, violenta e ingovernabile che ha poi incontrato l’eroina è stata orchestrata da qualcuno? I dettagli delle prime parole di De Stefani e Mini sembrano suggerirlo: evocano una volontà politica di calmare gli animi e una compiacente indifferenza degli organi dello Stato.

Sarebbe stato bello se Sanpa avesse raccontato meglio il metodo San Patrignano, mutuato poi dalle comunità di altri paesi europei. E se ci avesse spiegato meglio in cosa consisteva il carisma del patriarcato incarnato da Muccioli, un patriarcato che gode di nuova vita, nonostante le accuse, perché di fatto riesce e salva laddove tutti gli altri hanno fallito.

Non sappiamo se Sanpa volesse scandalizzare e dividere sulle luci e le ombre di un uomo solo al comando, Muccioli appunto.

La divisione la crea, è inevitabile. Ma siamo in tanti a mettere a tema quegli anni e i metodi. Sanpa è diventato protagonista del dibattito pubblico, e questa è una cosa bella.

modesta raimondi