Atti osceni in luogo privato

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Se si accetta l’osceno e lo si riesce a leggere come la capacità maschile di partire da sé (sesso, corpo e anima), così come da sempre facciamo noi donne, il libro di Marco Missiroli “Atti osceni in luogo privato” risulta davvero una lettura di qualità, colta e bellissima.

Lo consiglio vivamente. Non foss’altro per l’insegnamento sull’amicizia, che è da coltivare laddove ci coglie, tra persone del tutto differenti e scarsamente imparentate ai nostri anni e alle nostre ambizioni migliori. Senza categorie, senza assonanze.

È sofisticata e densa la scrittura, una scrittura ampia che respira e ci fa respirare meglio. 
Sono sottilissime le affinità tra luoghi fisici e luoghi interiori, che fanno il paio con gli anni del protagonista, come se la contaminazione del suo corpo e l’oscenità delle sue esperienze, non potessero essere vissute altri che durante i mesi trascorsi in una sordida e generosissima osteria: rifugio dei randagi di Milano.

E poi….è un libro pieno zeppo di libri. Un libro che rimanda di continuo ad altri. Come se le pagine, alcune preziosissime pagine, fossero balsamo e linfa indispensabile alla nostra consolazione, alla nostra crescita interiore, fino all’agognato approdo alla maturità, che se ci mutila di alcune parti ridondanti, pure ci monda da istinti che impariamo a domare, a governare.

E io, sui libri che accompagnano, consolano e insegnano, come posso non essere d’accordo?

E poi, c’è anche tanto cinema e lo splendore di una gioventù che vive dentro (e tra) mille parole a commento di consumi intellettuali.

C’è un po’ di Sarte, Camus…e un padre che invece di dispensare consigli, trova il modo di far leggere libri, uno alla volta, uno per ogni momento della vita.

Insomma, è davvero piacevolissimo e lo consiglio. Lo consiglio definendolo un libro da leggere due volte. Di seguito, possibilmente. Perché la suggestione delle parole, delle storie e dei personaggi, faccia compagnia il più a lungo possibile alla nostra mente e alla nostra anima.

E se ce n’è un altro che in qualcosa gli assomiglia, citerei La Scuola cattolica, di Edoardo Albinati.

Cosa hanno in comune? Semplice. L’elaborazione del maschio che sa partire da sé, dalla propria infanzia, dalla educazione ricevuta, dalle prime esperienze sentimentali, e da quella sessualità prepotente e ingombrante che viene narrata come un segreto. Perché a differenza di quella femminile conserva un tratto di oscenità che non è semplice palesare agli altri.