L’AUTORE E LA MACCHINA

205

L’anelito alla sperimentazione che muove le serie, ha fatto sì che i mutamenti, propri del genere, guardassero oltre le seppur soddisfacenti innovazioni tecnologiche, come se tali innovazioni tecnologiche non potessero crescere di statura artistica, se non sposate ad un lavoro intellettuale e creativo di altissima qualità. 

La visione binaria, apparentemente banale, eppure rivoluzionaria nella sua realizzazione, è stata dunque quella di sofisticati effetti speciali proposti insieme a ottime storie lunghe e complesse, col risultato di appassionare spettatori di tutte le età. 

La conseguenza è che molti prodotti cosiddetti per ragazzi hanno portato a sé un pubblico ben più ampio dei semplici (si fa per dire) ragazzini, tanto da ridisegnare i contorni di ciò che avrebbe dovuto essere esclusivamente per minori, e che invece vede gruppi di adulti appassionati nelle sue fila.

Dunque, mentre molto cinema (quello per ragazzi, ad esempio) ha stazionato a lungo nella fantasmagorica ricerca di mirabolanti effetti speciali fini a sé stessi, la serialità televisiva ha lavorato anche sulla sceneggiatura, di cui è stata ampiamente ricercata l’inventiva.

Le serie hanno dunque compreso che, ad una crescita dei progressi informatici, doveva affiancarsi un cambio di passo nella libertà di esplorazioni immaginifiche e nella maestria autoriale. Negli scrittori, dunque, è stata ampiamente inseguita l’originalità nel costruire nuovi mondi; un’originalità del tutto distante dalla tendenza (molto italiana) di rimasticare in modo autoreferenziale la realtà e riproporla intristita agli spettatori. 

Naturalmente, vanno in onda moltissime serie che non attingono alla grandiosità degli effetti speciali. E anche qui la statura del prodotto permane a notevoli altezze espressive: segno che l’uomo, la complessità delle sue relazioni, le sue parole, i suoi cattivi e buoni sentimenti, se ben raccontati, detengono un notevolissimo potere di fascinazione ed empatia.