Il presepe di Michele Clima: un luogo magico che racconta la città

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ph. giampier clima

1000 pastori di terracotta. 500 animali. 20 metri quadri di ampiezza. 50 autori che firmano i manufatti artigianali. 3 natività. E poi tanto legno, polistirolo lavorato con mani d’artista, essenze naturali, origano, timo, finocchietto. Il tutto nel 30° compleanno della collezione dei pastori. Sono solo alcuni dei numeri del presepe di Michele Clima, avvocato, artista, artigiano, storico per passione e divulgatore della storia locale.

ph. Gianpier Clima

È un presepe che emoziona, abbracciato da un chiarore che ripercorre le 24 ore della giornata. Ed è un palcoscenico pieno di segni, primo fra tutti quello del raggio di sole che alle 15.55 arriva dalla finestra, lambisce il presepe e, attraverso una serie di fori, raggiunge proprio la grotta della natività più importante: quella del bambinello. Una natività posta nella parte più bassa, mentre il presepe è a grandezza naturale, «perché i pastori devono essere guardati negli occhi». Una parte bassa, intima e nascosta che per essere contemplata chiede al corpo del visitatore di inchinarsi, in un gesto di devozione e tradizione che deve molto alla cultura napoletana. 

«Nel presepe c’è tutto me stesso», racconta Clima. «C’è il mio cuore messo a nudo, la mia vita, i miei affetti, i miei viaggi. È uno spazio che racconta tutto quello che sono e tutto quello che amo».

ph. Gianpier Clima

Quella del presepe è una passione che accompagna Clima già dalla prima infanzia, quando suo padre, l’avvocato Felice, in occasione della cena di Natale, ospitò a casa un artista di strada, che a mezzanotte prese pennelli e tavolozza per imprimere il suo tocco su uno specchietto che fungeva da stagno. L’incanto di Michele bambino fu grande, e da allora la sua vita conserva intatta questa curiosità per i minuti dettagli dell’esistente, dettagli che Clima riproduce, in una rappresentazione che nasce dalla commedia dell’arte e dalla cantata dei pastori, da quelle rappresentazioni sacre che venivano ospitate dapprima nelle chiese e poi all’aperto. Sul sagrato, sulla piazza, e che man mano che si allontanavano dal luogo consacrato perdevano sacralità. Fino a quando non vennero sconfessate e poi vietate, infine congelate in un insieme di pastorelli muti, che pur senza far danno di parola, ereditarono il prezioso compito di raccontare una storia che è quella di una parte del napoletano e, in questo caso, della città di Foggia.

ph. Gianpier Clima

Di Foggia, nel presepe di Clima, sono meravigliosamente riprodotti Piazza dell’Olmo, l’epitaffio, il cappellone delle croci. E poi la pizzeria del Grottino, alcuni manifesti dello storico Palazzo di città, le suore redentoriste, i personaggi del carnevale foggiano, Sarchiapone, Razzullo, il mercato, le osterie, il leone che è una citazione da Sant’Alfonso dei Liguori. E poi Ciro Inicorbaf e il Clima stesso, noti cultori foggiani del presepe.

Come vuole la tradizione napoletana, il presepe di Clima è a più piani, in un impianto che ricorda la Divina Commedia. Si sale e si scende, perché dentro vi è la metafora del viaggio. Un piccolo grande mondo in cui Sarchiapone e Razzullo si muovono al fine di censire le nascite, secondo la volontà del re Erode. Nella parte bassa trova posto l’inferno. A poco più di un metro dalla natività di Gesù, a cui accedono i tre magi che, se pure avrebbero la possibilità di percorrere un altro tragitto, scelgono comunque quello indicato dal pozzo, perché è nell’acqua e nella sua possibilità data all’uomo di specchiarsi in essa, il riconoscimento di quel divino che è dentro ognuno di noi.

ph. Gianpier Clima

Si tratta infine di un meta presepe, perché la comunità vivente che mette pace e ci fa compagnia, tanto che non ne vorremmo più distogliere lo sguardo, fa essa stessa il suo presepe. Perché anche i pastori, immortalati in un vecchio 600, credevano come noi in Dio e come noi festeggiavano il Natale.

«Amo farlo anche se per 60 giorni la mia vita si ferma qui dentro», racconta Clima. «È un luogo che rinasce, in cui io stesso rinasco». E se gli si chiede quale sia il modo più corretto per fruirlo, l’avvocato risponde: «Lo sguardo al presepe non deve essere quello di chi lo vuole dominare, infatti non c’è niente di peggio che farlo sul pavimento, in basso. Il presepe deve essere alla nostra stessa altezza».

Il presepe di Clima è un luogo magico e domestico che scalda il cuore su cui abitano sentimenti. Dona pace e gioia. Sulle infinite storie dei pastorelli e nelle loro molteplici attività ci si può perdere davvero. La dominazione qui non è pensabile. Ci si può soltanto smarrire, come nel più bello dei sogni.

Il presepe è visitabile previa telefonata a Michele Clima al numero di cellulare 349 885 3570