Notte a Zaiana

Gianpier
stamattina con Michele parlavo dei primi giorni che fanno seguito alla scomparsa dei nostri cari, quei momenti iniziali in cui la disgrazia accade.
Sono una manciata di giorni sospesi, in cui con gli amici abitiamo lo stesso spazio emotivo.
E capita di sentire vicini coloro che ci hanno lasciato.
Accade perché si sta insieme. Perché un pezzo del cuore di ognuno, un pezzo del dolore di ognuno, accostandosi a quello dell’altro, dà corpo a chi manca, restituendogli a tratti vitalità e presenza.
E tra la sorpresa, l’incredulità, lo strazio, quei giorni restano nella memoria come giorni strani, in cui avvertiamo i nostri amati ancora nei pressi, tra tutti noi.
Tutti appunto .
Perché quel dolore iniziale si vive (spesso) tra gli altri, increduli abitanti di una bolla che tiene insieme, stretti.
Lentamente poi si rientra nelle case, nel privato, e il dolore da collettivo si fa individuale, solitario, penetrante, ancora più difficile.
Di quel dolore tutti abbiamo mangiato congiuntamente un pezzo, per poi tenercelo dentro e portarlo per sempre con noi. Masticandolo poi piano piano. (Quando e se ci si riesce)
Michele mi ha parlato di un rito sacro, a Matera, in cui ogni cittadino (al culmine del rito) rompe e porta via con sé un pezzo del carro della Madonna, uno “strazzo”, trasformando il momento pubblico in dettaglio che diventerà privato, e la passata coralità in solitudine domestica.
Oggi siamo stati qui con te, per ricordarti insieme, e per rimasticare e condividere quel morso che ci eravamo portati a casa, e che non smette di tenere uniti i tuoi amici.
Personalmente sento di non esserci riuscita.
Non ho saputo darti corpo. Tranne che per l’istante in cui, entrando in cucina, mi è sembrato di vederti davanti, indaffarato ai fornelli e sorridente, mentre ci accoglievi nella numerosa e divertente famiglia che hai scelto per te.
Con Michele forse proveremo ad andare a Matera, se riusciremo, per guardare meglio quel culto e immaginare significati.
Per oggi, in una giornata in ricordo di te, natura, meraviglia, cibo peggio organizzato perché tu non c’eri (così mi hanno raccontato), compagnia, in un paradiso unico che regala ricordi incancellabili.
E poi la notte, l’intimità, il vento forte, il riparo per scrivere qualche parola nell’ottavo libro di Zaiana. (Almeno mi sembra di aver sentito che fosse l’ottavo).
Saresti dovuto stare lì ancora a lungo, magari invecchiando e raggiungendo con passi più lenti quel sentiero segreto, nascosto e scosceso. Ma tanto sarai lì per sempre. Sono certa che per tutta la tua famiglia elettiva sarà così.
Lasciare Zaiana la notte lascia sempre una piccola nostalgia.
Gianpier, questo il mio saluto per te…quello scritto (peggio perché tutti dovevano andare a letto) nell’ottavo libro di Zaiana…
Ci rivediamo