Monde Festival del Cinema dei cammini. La ricaduta sulla città

Luciano Toriello e Kevin Spacey

Monde Festa del Cinema sui Cammini ha smosso luoghi comuni retrivi e consolidati riguardo l’immobilismo della città e il modo in cui la città guarda a sé stessa. Foggia è una terra che, più di altre, si distingue per una auto narrazione negativa, che supera di gran lunga la narrazione, altrettanto negativa, che altri ne hanno fatto al di fuori di sé.
In questa autonarrazione negativa galleggia una sorta di compiacimento, che a me personalmente ricorda il celebre discorso che Tomasi di Lampedusa fece pronunciare al
Principe di Salina quando, descrivendo i siciliani, ne parlò (magistralmente) come di un popolo pessimista, animato da una stagnante rassegnazione e da un desiderio di immobilità che in fondo altro non era che un desiderio di sonno e di morte.
Lungi dal possedere scrittori al pari di Lampedusa che ne abbiano mai nobilitato l’indole, i cittadini di questa terra (noi appunto), cercano come e quando possono, e solo se riescono, di difendersi da una prospettiva corta autoimposta e storicamente giustificata, e da una ripetuta impossibilità di credere, non dico nei sogni, ma spesso neanche nei progetti. Oltre che essere assediati da macro e micro criminalità, come perfettamente racconta il romanzo Ti mangio il cuore, nella cui stanchezza riferita degli abitanti non possiamo fare altro che riconoscerci.
Auto narrazione interna negativa che trova conferma in una narrazione negativa esterna. Micro criminalità asfissiante, macrocriminalità solo apparentemente invisibile, ma di fatto percepita nelle mancate modalità in cui la microcriminalità viene perseguita. Scarse possibilità occupazionali nei vari campi e in particolar modo nel settore delle arti.
Popolazione rassegnata e disfattista, totalmente priva di un benché minimo orgoglio di appartenenza ad un luogo che pure contiene meraviglie, paesaggistiche ed umane.
Un mancato orgoglio che nulla ha a che fare con le dimensioni del luogo o con la noia delle provincia, giacché territori ben più piccoli del nostro ne possiedono in abbondanza. Faccio l’esempio della vicina Manfredonia che seppur generosamente bagnata del mare, possiede un’estensione, un offerta culturale, spazi commerciali e luoghi deputati al tempo libero ed alla salute certamente inferiori rispetto a quelli della città capoluogo. Eppure è assai amata dai suoi abitanti.
Dunque, è proprio su questo zoccolo duro di disamore, disfattismo ed autodistruttività, che inconsapevolmente si esprime anche attraverso la vandalizzazione dei luoghi, su questo inscalfibile dogma che riposa sul simpatico detto Fuggi da Foggia non per Foggia ma per i foggiani, che il Festival Monde ha inciso e mi auguro possa continuare a farlo.
Spiegava Matthew Modine nella sua master class che dai padri si ereditano anche i traumi oltre che i caratteri e i tratti somatici. E io personalmente, e in più di una occasione, ho avuto modo di ripetere che sulla medaglia d’oro per i terribili bombardamenti del 43, Foggia si è seduta ben comoda, introiettando il momento storico e il ruolo di vittima che la Storia le ha assegnato.
Dunque tornando a noi, cosa ha fatto Monde ai miei semplici occhi di cittadina che ama la partecipazione, la collettività, il lavoro ben fatto, lo stare insieme agli altri godendo dell’arte e non solo di una bella tavola?
Beh, così come ha mosso le folle che sono uscite di casa felici di vedere la loro terra protagonista di un festival ben fatto, nello stesso modo ha mosso qualcosa anche nel mio animo. Mi ha scrostato di dosso il nichilismo ereditato dalla storia della mia terra (lungi dall’addossare responsabilità, di certo la colpa del mio sentire è solo mia) e mi ha fatto sentire rappresentata. Qualcuno aveva scommesso sul fatto che noi avremmo apprezzato. Qualcuno ha investito sulla nostra città che sempre chiamiamo brutta. Qualcuno di noi, e non da fuori, ha saputo farlo, e bene. Ha vestito a festa le strade, le ha private del buio, e ci ha regalato una 4 giorni di partecipazione che, come ripete Gaber, è sempre preziosa.
Insomma, oltre che sulla fruizione di belle opere e grandi stelle, su cosa ha lavorato Monde?
L’impatto economico e sociale ha riguardato anche il consolidamento di molte professionalità, e non solo quelle degli addetti ai lavori, ma anche quelle dei ristoratori, che potranno esporre in sala una foto con le star di Hollywood che hanno servito, quasi come fosse una stella Michelin, e da qui, chi lo sa, potranno forse impreziosire e meglio andare avanti con la loro storia.
Il fatto che lo staff fosse locale poi, ha regalato speranze a generazioni che si sentono costrette a partire senza aver prima tentato qualcosa nella loro terra, anche quando di andare via non ne hanno nessuna voglia.
Ha tolto un po di polvere che si chiama pessimismo, disfattismo, attitudine alla rinuncia.
Inoltre ha regalato l’esperienza del Festival, con la sua simultaneità di eventi, a coloro che non ne avevano mai visto uno prima, e che non consapevoli del fatto che i Festival sono così, ti perdi sempre qualcosa perché fare tutto è impossibile, se ne sono lamentati. Salvo poi, spero, comprendere che la pluralità di offerta è ricchezza, allena la libertà di scelta, obbliga a consultare il programma ed informarsi: “Cosa mi piace di più seguire oggi?”
E ancora, ha dato tanto spazio ai giovani, ha arricchito l’offerta formativa delle scuole, ha donato confronti ed esperienze. Occasioni. Come quella data al giovane Lorenzo Lo Muzio.
Foggia ha dunque vinto una battaglia. La guerra è ancora lontana dall’essere vinta, e obbliga la discesa in campo di altre forze, come una prefettura che riconosca i problemi e sappia mettere in campo soluzioni che facciano sentire la gente tranquilla quando esce di casa e dia un poco di sonno alle madri i cui figli escono di sera e di notte, come ogni buona giovinezza comanda.
E poi serve il lavoro. Ma quello arriva dopo la sicurezza e una diversa narrazione del territorio, che sappia cominciare anzitutto da noi. Da quei foggiani bistrattati e che si auto maltrattano per i quali dovrà pure esistere una soluzione. E in questo Mònde ha fatto e può fare ancora molto.