L’uomo vecchissimo che prende il posto del vecchio. Sottomissione di Michel Houellebecq

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Leggendo Sottomissione di Houellebecq sembra che i semi di quel futuro, che lui ha immaginato per la Francia del 2022 (e in seguito per l’intera Europa) siano già sotto i nostri occhi, e solo scorrendo le pagine del romanzo riuscissimo pienamente a riconoscerli.

Dunque si resta illuminati, come in presa di coscienza. Ma non solo questo.

Spaventosamente, leggendolo, arriva anche un po’ di rassicurazione. Una sottile, inquietante rassicurazione. Come se l’islamizzazione del mondo, nella cui ipotesi lo scrittore dolcemente ci conduce, diventasse, pagina dopo pagina, possibile. Addirittura accettabile. Ovvia. In alcuni passaggi perfino inevitabile.

E’ strano pensare che lo scrittore francese, amico stretto di Bernard Maris (l’editorialista ucciso), i cui libri sono protagonisti assoluti del dibattito culturale francese, sia stato anni addietro portato in tribunale dalle comunità musulmane per offesa alla religione. E’ strano perché, leggendo ‘Sottomissione’, sembra quasi che l’islamizzazione del mondo non sia poi così male. E non si comprende quanto l’autore sia islamofobo e quanto islamofilo.

Certo, la sua è la descrizione di una distopia, che sembra però possibile. Forse un monito. Forse volutamente neutra. Di certo il frutto di una decisione fortunata presa a romanzo iniziato, visto che la scelta di far convertire all’islam il suo protagonista, invece che ad altre religioni, è arrivata solo in un secondo momento, in seguito ad una visita in Francia il cui colpo d’occhio pare non sia stato dei migliori.

Fatto sta che l’islam europeo di Houellebecq, il progetto di rifondare un Impero romano con l’islam al posto del cristianesimo, trova una risonanza nuova.

Il popolo autoctono della vecchia europa, (cioè noi) resta piacevolmente tramortito dall’ascesa politica dei Fratelli Musulmani, apprezza Ben Abbes come suo presidente e si sente apparentemente valorizzata nei suoi piccoli sforzi quotidiani.

Il nuovo potere punta alla demografia e all’istruzione, perché chi controlla le culle controlla il mondo; c’è la tesi sulla implosione spontanea del cristianesimo in cui l’uomo è stato erroneamente messo al centro; le conversioni che cominciano dissertando di astronomia, del creato, nato da una intelligenza gigantesca; l’incredulità verso l’ateismo totale, la metafisica come questione prioritaria delle coscienze di tutti i paesi, tranne quelli europei; l’analisi delle civiltà moderne senza fede, abitate da gente svuotata di senso, civiltà che invece di morire assassinate, naturalmente si suicidano, rinunciando  al bello, dimezzando le nascite. Il tutto contrapposto alla logica conservativa dell’Islam, che protegge il genere umano e ne favorisce la moltiplicazione, che non interpreta la vita in terra come sofferenza, al contrario,  adora e ringrazia per il creato, pregando e mettendo il divino al centro e l‘uomo sotto. Sottomesso, appunto. Perché dopo anni di libertà di scelta, sembra così riposante poter obbedire agli ordini vedendo ridotte  le proprie responsabilità!

Insomma, un po’ di spavento lo si prova. Soprattuto perché molte delle falle occidentali sembrano  facilmente colmabili nella Parigi musulmana di Houellebecq. E allo squallore delle celebrazioni universitarie popolate da soli uomini, fa’ da contraltare la bellezza delle numerose spose del maschio dominante, che allietano e cucinano, come meglio serve, a seconda dell’età anagrafica.

Il capitolo più’ importante è quello che comincia a pagina 205, quando si descrive l’appassionante pomeriggio trascorso da Francois e Redriget, il protagonista e l’anti protagonista, l’alter ego dell’autore e la sua tentazione meschina, morbida,  riposante, lungimirante.

Come il sole fa posto alla luna, dalle finestre dell’elegante palazzo (scelto come residenza da Redriger perché lì Dominique Aury aveva scritto Histoire d’O, libro in cui si afferma che la felicità arriva solo da una consapevole sottomissione), così il cuore di Francois transita, muta verso (con-vertendosi appunto) dall’ateismo poco meditato e disilluso, alla  consolazione possibile. La scelta vera e propria arriverà qualche capitolo più’ avanti, ma il grosso della fascinazione avviene qui, è qui che vengono posti i semi, tra cibi sofisticati e vini eccellenti, mogli devote o ingenue, biblioteche preziose e arredi storici, perché descrivendo con cura il cibo, il lusso e l’ambiente, Houellebecq rappresenta un mondo, il suo prestigio, la sua competenza, il fascino.

Perché tanta bellezza circonda l’eminenza grigia del presidente saudita? Già. Bisognerebbe chiederselo.

Oltre Francois e Redreiger, altri personaggi degni, praticamente, non esistono. Gli altri sono ombre, utili solo a ricostruire un’ambientazione, una società debole e facilmente manipolabile, perché “è probabilmente impossibile, per chi abbia vissuto e prosperato in un sistema sociale ereditato, immaginare il punto di vista di coloro che, non essendosi mai aspettati nulla da tale sistema, ne progettano la distruzione senza alcun timore”.

La conversione con cui si conclude la storia non ha nulla di spirituale, ovvio. Si tratta soprattutto di una collettiva raccolta delle opportunità di semplificazione proposte dai sauditi al potere. 

Questo per quanto riguarda i maschi.

La parte femminile della popolazione europea, in Sottomissione, perde predittivamente la voce. Della loro opinione personale nulla è dato sapere. Il loro punto di vista non esiste. Si sa solo che subiscono una pesante rieducazione, vengono escluse dal mondo del lavoro e vivono “in una perenne infanzia”, diventando presto mamme, poi nonne e via andare, spose bambine di uno stesso uomo che ne sfrutta le eta in base al suo personale desiderio: amanti, cuoche, mezzane.

E’ soprattutto il trionfo del peggiore materialismo maschile, quello di cui parla Houellebecq, poiché l’uomo che trionfa non è un uomo nuovo, bensì vecchio, vecchissimo. Simile a quello che si voleva combattere. Solo che l’accesso alle risorse, con l’islam, non è diffuso ma destinato a pochi maschi dominanti.

Dell’uguaglianza sociale professata da Maometto, resta solo il dovere della carità: uno dei cinque pilastri dell’islam.

Dunque, per rispondere alla domanda iniziale, leggendo Houellebecq restiamo pensosi e diversamente preoccupati: sopra c’è una storia, sotto c’è una tesi, come è stato scritto a proposito dei romanzi-botola.  Saremmo una società “spossata dall’Illuminismo e dalle libertà che pesano su ogni essere umano”. Ma è quello stesso illuminismo che ci porta a vedere nell’ultima opera di Houellebecq solo le capacità di uno scrittore talentuoso e perché no? anche fortunato. Visto che se la strage di Charlie Hebdo non fosse accaduta, il suo romanzo non avrebbe goduto della stessa visibilità.

E così che andiamo a letto più’ tranquilli.