Barbablù, il femminicidio che non conosce tempo

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La settima moglie di Barbablù è l’unica che sopravvive dopo aver guardato bene in faccia ciò che le era stato vietato. È la sola, tra le numerose spose del mostro, che scampa alla sua furia omicida. Ed è dunque colei che, dopo essersi salvata, può valutare, crescere e scegliere una Stanza tutta per sé, con un nuovo uomo, questa volta gentile, e l’ingente patrimonio del consorte giustiziato a sua completa disposizione.

La storia, scritta da Perrault verso la fine del 600, è interessante e, a differenza delle favole più amate dalle bambine, come Biancaneve e Cenerentola, non mette al centro la coppia, né l’avvento salvifico di un principe azzurro. In Barbablù non ci sono baci dell’uomo che risollevano dalla morte, né scarpette fatate che spalancano le porte di case regali, in cui vivere felici da regine innamorate.

Barbablù parla del bisogno di capire la verità sul posto in cui sì è accettato di vivere, e quindi di curiosità femminile e di disobbedienza, di scelte personali e salvezza, di amore fraterno e preghiera. 

La storia è nota e racconta di tre sorelle e di un uomo, ricco e malvagio. 

Lui è un killer seriale, la cui componente maligna è simboleggiata dallo strano blu della lunga barba, oltre che da una narrazione popolare che lo precede, e che racconta di donne già sposate e misteriosamente scomparse. 

Le tre sorelle sono ragazze per bene e vengono incoraggiate dalla madre che, conforme ad un modello femminile patriarcale di obbedienza e matrimonio, le accompagna durante i primi pericolosi incontri.

La minore delle tre, incantata dal lusso e dalla comodità che Barbablù promette, lo sposa, scegliendo di dimenticare ogni stranezza, di cui un’inascoltata voce interiore l’aveva avvertita.

Tutto fila liscio fino a quando l’uomo, in partenza, le consegna le chiavi delle stanze del palazzo. Potrà aprirle tutte, tranne una. 

La fanciulla fa di testa sua, apre la porta segreta e si trova davanti ai cadaveri delle sei mogli precedenti che, come lei, erano state curiose e disobbedienti, e pertanto punite. 

Le è subito chiaro che, adesso che sa, il settimo cadavere nella stanza proibita sarà il suo, anche perché a rivelare ogni cosa a Barbablù ci penserà la chiavetta fatata della porta che, così come la coscienza, si sporca di una macchia indelebile, nonostante i tentativi di ripulirla e, forse, di dimenticare.

Barbablù rientra e dopo i soliti convenevoli reclama le sue chiavi. La ragazza ormai scoperta, implora di poter avere qualche minuto di “preghiera”, prima dell’esecuzione, e saranno questi istanti cruciali a regalarle la salvezza. 

Potremmo gironzolare intorno al tema e dire che la scoperta della verità prevede il raccoglimento in sé stessi per superarne le conseguenze, come se dopo aver trovato la verità occorra la forza morale per sostenerla. 

Quei minuti di “preghiera” che salvano la vita alla Settima moglie possono essere letti religiosamente, come affidamento fiducioso al divino, che le aguzza l’ingegno e fa giungere miracolosamente i fratelli che le salvano la vita, oppure laicamente, come momenti utili ad una chiamata a raccolta delle diverse parti di sé, perché solo se intere, informate e consapevoli, le donne potranno salvarsi la vita. 

Ovviamente nella realtà è spesso vero il contrario. Ma la storia che trasforma la Settima moglie nella testimone di una favola, invece che nel settimo cadavere è spessa e affascina, tra gli altri, gli appassionati alla conoscenza. Colpisce questo insegnamento prudenziale consegnato alle bambine, questa doppia scelta tra riscatto e omertà. Come se prima o poi potessero trovarsi costrette a decidere.

Per quanto scritta nel 600, la storia del crudele femminicida è moderna e si presta e numerose letture, pedagogiche e psicanalitiche, femministe e maschiliste, perfino religiose. 

Bruno Bettelheim parla di componente distruttiva della sessualità, e ritiene che Perrault ammonisca la donna a non cedere alla curiosità sessuale e l’uomo a non lasciarsi trascinare dalla collera, se tradito. 

Clarissa Pinkola Estes vede nel carnefice il predatore naturale che affascina la donna ingenua. 

Fatto sta che il rischio di finire uccise per eccesso di libertà e di consapevolezza è un dato affascinante che abbiamo scelto per declinare le nostre pagine.

Curiosità e libertà che saranno al centro di tutto.