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La settima moglie

Quella della Settima moglie è un’immagine passata, che sta con me da tempo, sin da quando, bambina, rimanevo incantata e terrorizzata di fronte alla fiaba di Barbablù.

Di quella storia mi rapiva la narrazione romantica, e al contempo orribile, di una splendida fanciulla che, dopo aver tentennato perché avvertita da una sapiente voce interiore, si lasciava ugualmente sedurre dalle lusinghe di uno strano ed inquietante uomo dalla lunga barba blu, che dopo averla colmata di doni e carezze, riusciva a prenderla in sposa.

La fiaba è nota. Lei diventa la padrona di un favoloso castello di cui potrà abitare ogni stanza. Tutte tranne una. Quella che contiene (la giovinetta lo scoprirà grazie all’audacia della disobbedienza) i cadaveri delle sei precedenti mogli del suo sposo che, come lei, non avevano saputo resistere alla voglia di andare oltre la proibizione e che, per questo, erano state brutalmente assassinate.

La Settima moglie è l’unica che sopravvive, e sulla valenza simbolica di questa meravigliosa e rilevante fiaba parleremo in seguito, magari ascoltandoci tra donne. Al momento basti sapere che questo spazio, dedicato alla Settima moglie, oltre ai miei, ospiterà anche scritti di chi, sulla questione femminile e il suo accesso alla sapienza ed al potere, ha voglia di dire qualcosa.

Chiudo con il ricordo di me bambina, quando seduta sul pavimento, tra le mani un enorme librone azzurro, leggevo e rileggevo La Fiaba di Barbablù, non riuscendo a capire perché mai la curiosità femminile, da cui io mi sentivo grandemente animata, fosse punita con sì atroci sofferenze.

Il bisogno di capire era dunque pericoloso? Cosa significava quell’avvertimento simboleggiato dal surreale color blu di una lunghissima barba? Esistevano tranelli e ammonimenti in cui non bisognava cadere? E quale sguardo andava allenato per non lasciarsi incantare da ricchi doni e mani esperte? Chi era lei, la Settima moglie?

A differenza delle altre lei sopravviveva alla visione del male. Restava viva nonostante la disobbedienza, la curiosità, la consapevolezza. Cosa voleva dirmi? Cosa mi stava insegnando? Ci penso da sempre e non sono ancora certa di una risposta.

Questo spazio servirà anche a questo. Ad indagare il femminile e le sue numerose declinazioni che lo confinano al domestico, all’emotivo, all’irrazionale, al mobile.

Ne parleremo…e sarà divertente…sarete tutte con me…in quel freddo pavimento infantile, con il libro tra le mani e la mente che spazia tra mille domande.

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